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Il gioco segreto

presentazione 14/05/2015
presso RSA Tenda,
Via del Guarlone n. 30
Firenze)

Un libro molto interessante, semplice e complesso al tempo stesso, quello di Simone Mani che questo pomeriggio presentiamo.

Si tratta di un romanzo, scritto con intensità e saggezza, con parole che ci trasportano in ambienti e momenti storici differenti, accompagnati da curiosità e dolore.

Si tratta di un libro maturo e giovane nello stesso tempo, anche per lo sguardo dell’autore che sovente ci riporta alla nostra Firenze, dove adesso ci troviamo per presentare il suo scritto.

Accingendosi a leggerlo dobbiamo farlo sapendo che il nostro pensiero dovrà seguire la penna dello scrittore, nelle situazioni, nei momenti storici differenti, anche con una sorta di dolore condiviso.

Quando si legge è importante abbandonarsi alla scrittura, lasciarsi coinvolgere piano, centellinarla momento per momento per entrarvi dentro con dolcezza e condividere le sensazioni, i sentimenti dell’autore in una sorta di stupore che sempre si rinnova.

La scrittura è magia. La scrittura è saggezza, la scrittura è il volo leggero di un uccello che si posa stupito su un ramo e ne raccoglie il profumo senza chiedersi niente.

Quindi si apre un libro è come partire per un lungo o breve viaggio che ci riserverà emozioni e sorprese.

Dal prologo (la vicenda romana) con il centurione Marco che si trova in zona d’Arno dove un giorno sarebbe nata Firenze, l’autore ci svela che i popoli etruschi erano affascinati dalla morte e della luna, nel raccontare un episodio legato al prologo.

Poi ci troviamo subito proiettati nei nostri giorni con Giulio, il protagonista, la città di Firenze e tutte le vicende che percorrono il romanzo con una scrittura sognante ma consapevole.

La caratterizzazione del personaggio Giulio, inizia con Giulio bambino, già dotato di grande immaginazione e fantasia.

Lo scrittore ci indica (p. 16). “Giulio era veramente un bambino pieno di immaginazione e, come tutti i bambini pieni di immaginazione, finiva per annoiarsi abbastanza velocemente, nel nostro mondo reale.
Proprio per questo, quasi ogni giorno, Giulio faceva un gioco davvero speciale, nel quale era diventato davvero bravo; e questo era il suo più grande segreto”

Per comprendere Giulio, e non è una cosa immediata perché si tratta di un personaggio complesso, ci possiamo avvalere anche delle parole sul retro della copertina, oppure che troveremo a pagina 24. Giulio è certo di passare inosservato fra la gente, senza che gli altri si accorgano di lui.
“Deve essere per la velocità, si diceva anche quella sera. Io sono appena più lento di tutti gli altri e allora loro mi passano avanti, sono prima di me, come se venissero prima di me. E allora si può dire che loro sono già nel futuro, o nel passato, mentre io cammino nel presente e non mi vedono più”.
La grande immaginazione permetteva a Giulio il suo gioco segreto e immaginare di vivere la città in tempi ed anni diversi.

Quindi nel libro ci spostiamo avanti e indietro nel tempo con fantasia, vivacità o tristezza.

Affascinanti i momenti temporali diversi nei quali ci troviamo proiettati dalla scrittura dell’autore dove emerge Firenze.

Firenze dalle case degradanti verso Piazza Pitti, Firenze antica con l’allegra confusione del Mercato Vecchio prima dei lavori di Firenze Capitale.

Una Firenze che affascina e che possiamo ritrovare nei quadri di Silvestro Lega e ancor più di Fabio Borbottoni.

Un libro che affonda le radici nella realtà, anche come ambientazione, ma si nutre del sogno, di quella immaginazione furtiva che ci trasporta di continuo verso nuovi avvenimenti, un libro che scorre nelle pieghe del tempo con un passo indietro ed ancora, subito dopo, uno in avanti.

In tutto ci accompagna la presenza di una bambina, Marina, personaggio emblematico che occhieggia fra le pagine del libro e quello della madre di Giulio, Teresa, legata al figlio con una sorta di complicità condivisa.

Leggo un breve passo per farvi comprendere qualcosa dei viaggi di Giulio. Pag. 46 “Appena seduto, aveva preso un bel respiro. L’aveva tenuto per un bel po’ in fondo ai polmoni, fino a quando non avevano cominciato a bruciare. Poi aveva semplicemente buttato fuori l’aria dalla bocca, soffiandola via piano, come quando vuoi far volare via i semi del soffione.
Ed ecco che era accaduta una cosa nuova, del tutto inaspettata: il tempo aveva cominciato a scorrere a ritroso, a velocità incostante ma sostenuta. Man mano che i suoi polmoni si svuotavano, Giulio vedeva piazza della Repubblica in una mattina della scorsa estate, una scolaresca francese che la attraversava camminando al contrario, sotto i raggi del sole cocente. Poi era venuto l’inverno, la primavera l’aveva saltata a piè pari, con una
spolverata di neve che faceva scivolare in malo modo tutti i cappotti e soprattutto le pellicce delle vecchie ingioiellate. E ancora notti autunnali, e canicole estive, albe di primavera e piogge invernali si erano susseguite in un gorgo spaventoso che risucchiava nelle viscere del tempo volti e colori, suoni e biciclette, botti dell’ultimo dell’anno e masse di genti di ogni parte del mondo.
Meno male che era seduto o per il capogiro sarebbe certamente caduto”.

Da questa mia breve letture emerge un mondo, quello dell’autore, antico e nuovo, profondo e leggero, dove la sua fantasia, fra virgolette, “regina”, tiene sempre il lettore in bilico tra realtà e sogno. Da un luogo visibile, in una realtà oggettiva, ad un luogo da respirare nelle pieghe del tempo in una scrittura rapida che desta nel lettore grande curiosità.

Da mano a mano che si procede con la lettura veniamo catapultati, a volte in maniera improvvisa, in avvenimenti storici importanti, come ad esempio il martirio di Savonarola, oppure quasi di sogno: come il concerto di Natale, svoltosi, della bellissima chiesa di Santa Margherita de’ Ricci.

Quindi potremo definire questo libro anche un viaggio, con le incognite, le bellezze, le ansie, lo stupore e la curiosità che suscita.

La presenza della bambina etrusca, conosciuta nel prologo della vicenda romana, uccisa dal centurione Marco e l’altra bimba, uccisa dalla calca durante l’esecuzione di Savonarola si intrecciano nel dolore e nella consapevolezza.

Queste note di dolore che spesso occhieggiano nelle tante situazioni sono però condotte con mano leggera e risultano, così, più efficaci.

In questo libro dei sogni, o meglio di una realtà sognata e condivisa, amore e dolore si prendono per mano o compongono la vita oppure il sogno di una vita.

Ma vorrei concludere con un passo che troviamo nella prima parte del libro, a pagina 21: “Era un portoncino scassato e minuscolo, che gli ricordava quello del libro illustrato di Alice nel paese delle meraviglie, che amava farsi leggere dalla madre, quando era ancora piccolo”.

La fiaba, pubblicata per la prima volta nel 1865, scritta da Lewis Carroll, ci ha fatto, e parlo in prima persona, sognare, divertire, immaginare e mi è parso importante sottolineare come Simone Maini vi attribuisca importanza facendola ricordare dal suo personaggio.

Ogni scrittore si confessa, in maniera più o meno velata, attraverso i suoi personaggi.

Ma concludo proprio con le parole della fiaba: “Alice incominciava ad annoiarsi di star seduta sul letto senza far nulla.
Aveva sbirciato un paio di volte il libro che sua sorella stava leggendo, ma non aveva illustrazioni e non le piaceva.
Era molto caldo: la sonnolenza faceva abbassare le palpebre sugli occhi”

Firenze, 14 maggio 2015

Recensione
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