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Andrea Campucci, al suo primo libro con Leone Editore, ci porta in maniera rapida e incalzante in un sistema di vita che spersonalizza e sorprende. Una scrittura, la sua, interessante e dinamica. Lo scrittore usa un espediente, che è poi la trama di questo lungo racconto: ambientare lo scritto in un Outlet, uno dei tanti luoghi dove è d’uso comprare alla ricerca di sempre nuovi e convenienti acquisti.

Si tratta di una trama originale che, in fondo, ci riconduce sempre all’uomo: con sogni e debolezze, con l’ansia di vivere e la frenesia che ne conduce la vita stessa. Il libro, pervaso da una evidente ironia, ci accompagna, anzi ci guida, all’interno dell’Outlet di Barberino di Mugello. Un libro-viaggio che inizia con il protagonista che vi si reca insieme a un gruppo di amici che diventeranno, anche essi stessi, protagonisti dello scritto. Il periodo è quello precedente il Natale e l’espediente è rappresentato dalla ricerca di un regalo per il fratello. Ecco un breve passaggio dove Campucci introduce il lettore in questo mondo frenetico e colorato. Il gruppo di amici è arrivato alla meta ed è così che viene descritto, in maniera molto efficace, l’ingresso all’outlet di Barberino di Mugello: (p. 27) “lo spettacolo che ci si presenta è quello di un complesso di edifici in cartapesta che ricordano una struttura a metà fra il casinò di Las Vegas e il Castello di Prezzemolo a Gardaland. “

Quindi l’ironia, che pervade tutto il romanzo, o lungo racconto, s’intuisce e si svela subito già dalle prime pagine. Il testo è scritto in prima persona: infatti è la voce del protagonista che racconta e sviluppa la storia, attraverso gli amici che lo accompagnano e alle sensazioni che l’ambiente produce. Ecco i nomi degli amici: Gerardo, Christian, Paolo, Matteo, oltre al protagonista Andrea. Amici e complici, protagonisti essi stessi della giornata nell’Outlet dove ogni esperienza è portata all’eccesso. In realtà il libro è un viaggio attraverso il quale le persone vengono messe a nudo, entrando in un mondo reale-irreale.

L’autore riesce a trasformare lo scritto a tratti in un gioco, a tratti nella disperazione della solitudine, anche e proprio in mezzo alla gente, e in un luogo come un grande magazzino di compere dove perdersi in una ricerca estenuante, a momenti folle. Appartenere al caos, dove ogni forma di ricerca è condotta allo spasimo e tutto può accadere, come in una sorta di pazzia dilagante. Nel corso della lettura ci immergeremo in questa atmosfera di follia collettiva per seguire la fantasia dello scrittore. Senza perdere di vista, però, il motivo della presenza all’Outlet di Barberino: Andrea cerca un regalo per il fratello in occasione del compleanno. Il fratello ha un progetto di cui si parla nel libro: “percorrere le orme di Sir Hubert Wilkins (1888-1958) attraverso l’Artico appare sempre più folle.” (p. 54). A un certo punto, nel corso della narrazione, dove Andrea Campucci descrive il caos più totale, viene espressa un’idea fulminante (p. 60). Parla l’io narrante: “Sento poi i commenti piuttosto scocciati provenire dal camerino accanto al mio, dove si presume che una gallina isterica non abbia apprezzato lo scherzo di un’amica di spostarle la tenda mentre si stava cambiando. E allora mi domando: perché non aprire un negozio di abbigliamento senza camerini? Un luogo dove tanti perfetti sconosciuti entrano, si spogliano e si provano pantaloni, mutande eccetera senza curansi dei propri simili …”

Aggiungiamo che, nel corso della lettura, si accentua il caos che regna nel luogo e anche il caso che domina la vita diventandone complice e padrone. E proprio parlando del caso ecco che vengono in mente i versi delle poetessa polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996, dal testo Ogni caso del quale si citano i primi versi della poesia Ogni caso: Poteva accadere. / Doveva accadere. / È accaduto prima. Dopo. / Più vicino. Più lontano. / È accaduto non a te.

Firenze, 19 novembre 2017

Recensione
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