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Prefazione a
Carezze di Vita
di Ciro Carfora

Roberta Degl'Innocenti

Una nuova, efficace silloge poetica, Carezze di vita, di Ciro Carfora, poeta di Napoli, che ha al suo attivo molti libri pubblicati e importanti premi vinti. Già la titolazione del libro traccia una via, indica una modalità di approccio all’esistere fra il sognato e il vissuto, pone un dito puntato contro le ingiustizie, il tutto mediato dall’emozione della parola scritta.

Sgomento e dolcezza, un contraddittorio di emozioni, ma espresso, questa volta, in maniera più sottile. D’altra parte l’azione salvifica della poesia è fondamentale. L’autore la evidenzia in diversi testi, parla, a più riprese di bisogno, si fa circuire quando: “Indosso mantelli | di luna | m’avvolgo con sciarpe | di stelle” e conclude “per ritrovarmi tra le strofe | dell’ultimo poeta”.

La poesia di Carfora è immediata, giunge al cuore, sospinge la mente, pur nelle eleganti metafore e assonanze.

In questo ultimo libro è sovrana la dolcezza, nelle stelle “ancelle del cielo”, sul seno della luna che addormenta le rose. I sogni combattono contro una realtà, a volte spietata, ma non soccombono, levano il loro grido, la loro salvezza. Nonostante tutto, nonostante la resa che a volte pare inevitabile.

Non dimentichiamo che Carfora è cantore del suo tempo, con tutte le contraddizioni e le lacerazioni che questo implica, lui scrive con la gente e per la gente, esprimendone sia l’amore che il dolore, le vittorie e le sconfitte. Suggestioni e malinconie frantumano attimi, s’impossessano dell’ora tarda, d’un bicchiere di osteria, del lampo furtivo di una poesia.

Allora, se il tempo è il nostro padrone, fino all’ultimo respiro, volgiamo lo sguardo ai fanciulli che “annunciano l’amore con le rose”. Ancora la rosa, regina di bellezza. Intrigo e stupore nei petali adagiati, nei sentieri di rovi, nei respiri delle zolle.

Lo sguardo verso il passato ora si veste di magico stupore nel ricordo della valigetta di Mary Poppins, testimone d’un segreto e un desiderio. Eppure la poesia di Carfora che, a tratti, si nutre di trasalimenti, è poesia consapevole della maturità dell’uomo che pare smarrire le chiavi del sogno e poi basta un frammento, il silenzio che seduce la sera, un petalo ritrovato fra le pagine di un libro, perché si ripeta il miracolo, come il vento che “pulisce le scale | dei cortili addormentati”.

Il rapporto benefico con la propria città, definita sirena, l’attenzione per la gente della quale traccia storie, sono momenti del quotidiano, con un amorevole sguardo verso i componenti della propria famiglia, alla quale l’autore dedica alcune poesie.

Con queste parole lo ringrazio anche per un ricordo sulla mia città, Firenze, dove nelle sere di marzo “la luna dipinge intimità | sopra labbra innamorate”.

Concludo dicendo che si potrebbe definire il libro un respiro corale che abbraccia le emozioni, gli aneliti, si lascia sedurre dalle piccole grandi cose, s’incanta nella natura, in un discorso ampio che contiene le implicazioni della vita, ne morde l’attimo che fugge, ne carezza il sentiero.

Allora queste “Carezze di vita” sono ancora la speranza che non travolge, ma s’insinua, furtiva. Emily Dickinson così la definiva: “La Speranza è quella cosa piumata – | che si viene a posare sull’anima – Canta melodie senza parole – e non smette – mai –“.

Grazie Ciro, per questo tuo viaggio, del quale ci rendi partecipi, nella purezza della poesia, “nell’eco di una musica | che viene da lontano”.

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