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Prefazione a
La Locanda del Folletto
di Gabriele Lenzi

Roberta Degl'Innocenti

Fantasy, magico stupore, esoterismo e un pizzico di noir nel finale, uniti ad una prosa squisitamente poetica: tanti gli impulsi e le storie che si intrecciano e conducono il nuovo libro dello scrittore toscano Gabriele Lenzi, espresso con uno stile elegante ed essenziale.

Già il titolo, La locanda del folletto, è un incipit importante per la fantasia che promette una storia dove ognuno può trovarvi un sentiero, quel brivido leggero che illumina e sorprende.

Valentino, protagonista del racconto, cerca un appiglio, una strada, un’opportunità, il riscatto da una vita infelice e senza voli. La locanda del folletto è un’oasi, una spiaggia, il terreno fertile dove i sogni alimentano i giorni.

Una serie di personaggi coinvolgenti fanno da sfondo allo scritto (ad esempio, Tonio, Il Generale) ed acquistano un proprio spazio importante.

Dopo l’ineffabile Granduca, protagonista del libro precedente, abbiamo a che fare con Valentino e ci troviamo a percorrere con lui una strada difficile ma affascinante, una ricerca della verità.

Ritroviamo anche una caratteristica dello scrittore e cioè la minuziosa cura dei dettagli nella descrizione dei personaggi, dei luoghi e degli straordinari menu, tanto che verrebbe davvero il desiderio di sedersi anche noi ad uno dei tavoli della locanda, dove potersi muovere in libertà e simpatia.

Le figure femminili s’impadroniscono, a momenti, del cuore e della mente di Valentino dove l’amore, o il desiderio d’amore, s’affacciano sovente.

Roberta, l’incontro fugace, l’avventura, il sottile rimpianto della perdita dove, uno sguardo, può sottendere un languido arrivederci, oppure Maria: l’amicizia e la complicità nel portare avanti, con interesse e successo, il lavoro alla locanda. Maria che si rende protagonista, però, d’un finale imprevedibile ed ancora, la Signora, l’amore, quello vero. L’amore che cattura e sogna. In questa carrellata dei personaggi femminili, che accompagnano Valentino nel corso delle pagine, incontriamo anche Ilaria, una figlia ritrovata e un brevissimo cenno a Sara, la moglie, che dopo le prime pagine scompare, come inghiottita dal nulla.

In questa grande varietà di emozioni sono affascinanti, davvero. le storie nelle storie che troviamo nel settimo capitolo (in tutto il libro si avverte la simbologia dei numeri) tramite le parole di Tonio.

Allora, accompagnati dal Grande Architetto, di cui già abbiamo letto nell’epigrafe, tutto appare possibile e condivisibile, come la storia della città e del mare ed attenzione, perché è importante, anche in ciò che ha il sapore della favola, Lenzi porge il suo pensiero (per mezzo di Tonio): una storia che simboleggia un grande amore ed i grandi amori rimangono nel cuore per sempre.

Oppure un altro sentiero, un altro momento magico che ci regala per mezzo della struggente Tran Tran (la nave) ed il suo Capitano, da soli in fuga verso l’ignoto. Soli e innamorati in barba a tutti.

Questa inesauribile fantasia, fatta di formidabili intuizioni, si sposa bene con il racconto, sino dall’incontro di Valentino con il folletto che gli indica la via da seguire, una salvezza, la fuga da una vita inerte.

Leggiamo, già all’inizio del libro: sono il folletto che vede ed ascolta - disse una voce dall’altra parte della sala.

Questa presenza ci accompagna e ci seduce nel corso delle pagine, nel ritmo degli eventi, si manifesta e rende visibile, anche se solo per il protagonista.

Nel corso della narrazione, che si snoda rapida ma esauriente, ci sono tanti modi di approccio alla lettura, basta cercarli, individuarli, anche per i diversi significati che implica il libro, pieno di simboli e di velate indicazioni, pur mantenendo freschezza e spontaneità.

Ognuno di noi può trovare la sua verità, in queste pagine, nei fili invisibili che muovono la vita, nelle tracce che Lenzi accarezza con pudore, anche lui folletto saggio o divertente. Entrando nel suo personaggio con inquietudine o indulgente saggezza, gioendo dei pregi e strizzando l’occhio ai suoi difetti.

Valentino è un uomo comune, ma ha dei momenti di grande riscatto, ad esempio quando incontra l’amore, quello vero, che gli apre una porta fino a quel momento ignorata. Allora lui scrive le sue emozioni in una agenda.

Quanti segreti, quante intuizioni possono contenere quelle pagine? Sono le espressioni dell’anima, i versi che dimorano la mente, la conducono e trasformano lo scritto in un’accattivante prosa poetica, senza rinunciare al simbolismo.

L’agenda, lo strumento della mente per lasciarsi andare e cogliere ogni respiro, farlo proprio, l’agenda che si affaccia e ci propone, appunto, di lasciarsi andare alla lettura con dolce consapevolezza.

Ed è proprio nel finale, che non sveleremo per non togliere al lettore il gusto della scoperta, che incontriamo ancora quella parte magica, unita ad un desiderio di conoscenza, al mistero che scandisce la parole, ai segni da interpretare e seguire, ad una serie di opposti che si prendono per mano.

Tornando indietro, però, ad un certo punto della narrazione, l’autore ci indica un’altra via d’accesso allo scritto, ancora per mezzo di Tonio, che sta raccontando una delle sue bellissime favole.

Accogliamo le sue parole e facciamole nostre, con dolcezza e simpatia: Ancora oggi sul molo si parla di questa storia ed ancora oggi gli innamorati, seduti sulla banchina, tenendosi per mano, scrutano l’orizzonte alla ricerca di Tran Tran e del suo Capitano per ricordare questa favola, che poi non è, se soltanto ci si vuole credere.

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