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Prefazione a
Trilogia di uomini con donna in una settimana
di Mauro Marzi

Roberta Degl'Innocenti

Mauro Marzi, scrittore toscano, dalla sorda ribellione di Zita, la consapevole dolcezza di Andrea, protagonista del romanzo “Tutti gli uomini bevono vino”, ed il binomio Amore e Morte, consumato in una Parigi débût du siècle, pare, in questo ultimo lavoro: “Trilogia di uomini con donna in una settimana” avere chiuso il cerchio, cambiato registro narrativo, con nuovi spunti, soprattutto linguaggio, almeno apparentemente. L’autore si trova ad un bivio della sua vita e di vicende personali (la conoscenza adolescenziale che ho di lui mi permette di scriverlo), allora questo libro più che un grido è un urlo, una ribellione evidente contro ogni diversità, ipocrisia o falsità.

La narrazione è tutta giocata su due livelli: il primo rappresenta un arco temporale che si apre e conclude in sette giorni con personaggi calati in una realtà odierna, seppure di emarginazione, avvalendosi di nomi e metafore inerenti i protagonisti del Vangelo.

Il secondo livello, invece, è rappresentato dalle quattordici stazioni della Via Crucis (Il Calvario) per le quali Marzi si è liberamente ispirato ai Vangeli apocrifi, gli stessi Vangeli ai quali si era rivolto Fabrizio De André ne “La Buona Novella”. Come epigrafe al libro troviamo, infatti, il testo di De André “Il testamento di Tito”. Un amore, quello per De André, che continua, che il tempo o la morte non hanno scalfito.

Differenti le situazioni che vedono partecipi i personaggi del libro, donne che si muovono in una Parigi lontana dai bistrôt, ma non dalla miseria morale che circonda le protagoniste: Ivette, Magda e i loro compagni amici / nemici: Tito, Jesus, Dimaco, Lazzaro e quanti altri.

Transessuale uguale a diverso, allora la storia di Magda Dubois, alias Pierre, alla quale viene rifiutato il lavoro in un’importante boutique parigina a causa delle generalità maschili sul documento d’identità, è ancora un dito puntato, una riflessione amara la cui voce sovrasta il silenzio.

Il linguaggio usato dall’autore è crudo ed esplicito anche se in tanti passaggi si ritorna al Mauro poeta, ad esempio nella similitudine delle nuvole (anche noi siamo nuvole, i giorni, rassomigliano al vento, cambiano aspetto al nostro corpo, con il trascorrere dei giorni se lo portano via, quando l’umore è nero ci sciogliamo in lacrime), oppure quando scrive dei colori e delle stagioni.

Subito dopo ci stordiscono gli eventi, la crudezza dei dialoghi, la tragica sequenza di avvenimenti, solitudini e violenze. Spesso si parla della sida, anche se Lazzaro, non a caso, riesce miracolosamente a guarire. Non dimentichiamo  che l’autore ha voluto significare una sorta di Settimana Santa calata nei giorni nostri.

La protagonista del libro, che parla per mezzo di Magda che ne racconta la storia, è Ivette, Ivette che sogna per il cognome che porta: Claudel (come Camille, la scultrice alla quale vorrebbe assomigliare, dove però passione e genio si uniscono anche a solitudine e follia). Frequenti sono nel libro i riferimenti letterari, d’arte e di costume, in un’ambientazione, come sempre, rigorosa. La sventurata Ivette mi ricorda un’altra donna di Marzi: Fleur, anche se più volitiva, o forse anche per il tragico destino che le accomuna.

Trilogia di uomini con donna in una settimana”, è la storia di un’umanità smarrita, di madri che hanno o non hanno tentato di capire i propri figli. Sono donne che provengono da un post ‘68 con tutte le sue contraddizioni, sogni e riti. L’autore ci fa comprendere che la società crea e impone le diversità della quale questo libro è portavoce, senza prescindere da sentimenti d’amore, desideri e ancora sogni.

Tutto il romanzo si snoda e racconta attraverso dialoghi, non esistono descrizioni intermedie, tanto che sovente è difficile decifrare i nomi delle persone che parlano, questo dona un afflato unico che  ben rende l’idea d’un malessere corale.

All’inizio del libro, subito dopo le parole di Fabrizio De André, spicca il testo: “L’annunciazione” del poeta Lorenzo Leporati. La figura dell’Angelo, sorprende l’attesa, è un arrivo e un ritorno, si affianca a quella di Maria, assolutamente donna comune, anzi fanciulla, con tenerezza e sgomento.

All’inizio di questo mio scritto ho parlato di cambiamento, aggiungendo poi, apparentemente. Questo perché ci sono alcune caratteristiche che rimangono costanti nella scrittura di Marzi: un’analisi spietata che i personaggi operano su se stessi e sulla società nella quale vivono, un’apertura, comunque, alla speranza, pur in situazioni terminali, e un’ambientazione storica e di costume.

Quindi la rappresentazione di una violenza, che non è solo fisica, che questo testo opera, pare debba per forza fermarsi e occhieggiare, indulgente, ad un nuovo sentore di vita.

Nell’ultima parte del libro le tre madri dei figli sacrificati gridano con forza, dolcezza o sdegno, il dolore della perdita con voce unica, infinita, nonostante la diversità delle storie che conducono il romanzo. Amore e dolore.

Emblematiche sono, poi, le figure dei due clochard, metafora nella metafora, reietti in una società che li rifiuta e che essi stessi rifiutano senza indugio o pentimento, diventando, allora, partecipi di un miracolo che sottende la Resurrezione. Magda e Jesus, le cui figure appaiono in maniera significativa.

La quattordicesima stazione, che chiude il romanzo, si apre ancora, nonostante il dolore che incombe, ad una speranza salvifica.

Concludo, però, questa mia introduzione al libro di Mauro Marzi, nella quale ho solo tracciato una via, indicato un percorso, utilizzando un passaggio dell’autore stesso, che mi ha colpito e che riporto.

Termina con un interrogativo, lo stesso che, forse, lui, più o meno inconsciamente, ha posto al lettore: “ Un aquilone non è libero, è un cuore legato ad un filo, non può fuggire, se riesce a scappare sbanda, perde il controllo di se stesso, cade, si spezza sopraffatto dall’abitudine, come un leone in gabbia che sbatte contro le pareti. A volte speriamo in un miracolo, poi ci troviamo di fronte la verità palpabile, le piccole bugie della vita quotidiana spesso aiutano a non cadere nella tristezza.

Tu, nel tuo silenzioso viaggiare, cosa ti senti: verità o menzogna?”

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