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Quadrifoglio

Il Quadrifoglio, un testo interessante dove ribolle il magma di un mondo vissuto, si può considerare un viaggio sentimentale, ora doloroso ora felice, tra luoghi e memorie dove emergono risonanze personali e autobiografiche dell’autore.

Il libro comprende quattro sezioni e come si legge nell’avvertenza “Il quadrifoglio costituisce un’anomalia botanica rara … è solo il modo con il quale l’autore, considerate le quattro foglie … ha ritenuto di doverlo intitolare.” Nella prima sezione con fine ironia l’autore ricordando D’Annunzio che chiamò Notturno la “ totale oscurità ottica” lui in seguito ad un’operazione avendo un solo occhio bendato intitola il racconto Seminotturno. Un io sofferente fa un ritratto autentico e intenso della vita in una stanza d’ospedale mettendo insieme un mondo di persone bene caratterizzate nel dramma della quotidianità. Nella seconda Memento è la storia di una amicizia nata a scuola nello stesso corso tra l’autore e un compagno di scuola. Si perdono di vista e dopo molti anni si incontrano. L’amico di gioventù è diventato prete e i due collaboreranno insieme nella parrocchia. Il racconto si addentra nel territorio sconfinato della memoria, increspa il fluire del tempo e ripercorre con nostalgia gli anni vissuti a scuola con gli ardori giovanili che attraversano la loro vita. Nella terza Prose di viaggio l’autore fa rivivere con leggerezza, entusiasmo e realismo le sue esperienze di viaggiatore. Descrive i luoghi visitati con levità ed emotività mettendone in risalto la loro bellezza, pittorica e architettonica, ma pure inducendolo alla riflessione trovandosi a visitare la chiesa di Santo Spirito a Merano in cui “il Cristianesimo mi apparve in quei momenti il più grandioso fenomeno monolitico della Storia.” Il viaggio diviene non solo conoscenza della cultura e delle tradizioni di popoli ma anche volontà di sciogliersi da ogni forma di intellettualismo e tuffarsi nelle pure emozioni per cogliere il mondo della realtà. Nella quarta il racconto ha come titolo Commenti a mostre di pittura. Scrive “In verità sono persona portata a godere assai più l’arte musicale che la pittorica.”

Dal lungo elenco di pittori famosi, Monet, Picasso, Modigliani, Van Gogh, Goya e tanti altri che viene fatto l’amore per la pittura risalta in modo evidente. L’autore dinanzi all’opera d’arte si commuove, rimane estasiato dinanzi ai pittori impressionisti ed esprime criticamente il suo pensiero.

Appassionato dai grandi pittori del passato mostra riluttanza a “una certa pittura moderna, che io chiamo pittura dell’alterazione, in cui cioè l’oggetto appare differente da come è in realtà.” In breve si tratta di un libro di impronta autobiografica scritto con la mente e il cuore di ampio e colto respiro che attraverso esperienze di vita conferisce una visione di sé e della realtà profonda e articolata.

Recensione
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