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Asfodeli, piante mediterranee dai fiori bianchi o gialli a campanula, considerati dai Greci nell'antichità come fiori dei morti per il loro colore pallido che richiama l'Ade e di cui erano cosparsi i Campi Elisi. Una scelta del titolo che già segnala una visione proiettata nell'Oltre. "Solo allora, nella morte, | la vita. | E noi, vivi per il nostro amore, | cammineremo nell'Ade, | tra i narcissi | e gli asfodeli in fiore." Si accenna ad un amore non ricambiato ed ingannevole: "Le tue parole | cadevano dolci nell'aria, | dolci a udirsi | per chi le bramava | e temeva | che non fossero vere..." Sfondo di questi momenti il lago che "fremeva e s'increspava | sotto lievi e sonore | folate di vento", testimone più avanti dell'abbandono e dell'assenza che non manca di suscitare dolorose memorie. E allora s'insinua e si fa strada il pensiero della morte, come porto di pace anche se preceduto dal naufragio. Se questa è la tematica della prima sezione, nella seconda si cambia argomento, immaginando la vita mondana e fremente in un antico castello: "sfavillava di gemme | sulle vesti multicolori | delle dame al braccio dei mariti | in abito di gala". In esso la poetessa si finge presente con il suo amato, ma anche qui in un'atmosfera irreale, immaginaria e di sogno qualcosa si rompe e torna incombente, ossessivo il pensiero della morte assieme ad un inspiegabile sgomento: "L' anima trafitta | e attonita | non sente più nulla: | solo un dolore immane | che devasta | e tramortisce" ci richiama certi versi di Saffo. In una coraggiosa confessione di sé, la poetessa avanza questo dubbio: "O forse è il mio animo | inaridito | che più non sa cogliere | uno sguardo benevolo, | un segno fugace | d'affetto...". Incapace di comunicare con i vivi, trova consolazione comunicando con i morti: "Solo con i morti | intreccio un dialogo | senza ipocrisia, | senza dolore".

Accade a tutti o almeno a molti di comunicare meglio con i morti che con i vivi, non solo perché non ci contrastano, ma perché se sono i Grandi del passato sanno darci continuamente una lezione vitale di umanità. Tutte le sezioni dell'opera recano in epigrafe un pensiero o dei versi di Leopardi, il poeta e pensatore prediletto dell'Autrice con cui si sente in piena consonanza, tutte tranne una dedicata a Quasimodo riportando i noti versi "Ognuno sta solo sul cuor della terra" che ribadiscono il profondo e onnipresente sentimento della solitudine. Nelle ultime sezioni pare che la greve atmosfera si alleggerisca e il rovello interiore si sciolga, abbandonandosi la poetessa alla gioiosa contemplazione della natura (proprio come avvenne nel Leopardi) ritraendola in ridenti scorci di paesaggio o in questa ferma e suggestiva descrizione del tramonto sul Po: "L'acqua grigia | scivola lentamente tra le sponde. | Le rondini si specchiano | nell'acqua lenta | e fuggono | verso i pioppi sugli argini". Un diario dell'anima questa silloge che ferma momenti tristi ed anche lieti, dove la lezione di classicità è evidente nella fermezza, essenzialità e chiarezza del dettato e un diario che può essere guardato anche sotto il profilo della psicologia del profondo per l'acutezza dell'analisi della propria ricca e contrastata vita interiore. Il grande merito è che la poetessa per l'assidua frequentazione dei classici (è stata per anni docente di latino e italiano nei licei) ha saputo evitare qualsiasi sfogo del sentimento per tradurlo in una catarsi che si è espressa in grande e convincente compostezza espressiva.

Recensione
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