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Lilia Slomp Ferrari. Come goccia di vetrata. Poesia sciolta dai legami logico-sintattici del comune discorso, che privilegia lo sfolgorio delle immagini messe tra loro in contatto, anche nelle loro dissonanze. Di qui deriva un godimento sempre rinnovabile, dovuto al continuo suscitare visioni e conseguenti emozioni nel lettore. Talora si riscontra un approdo al trascendente come infinito riposo dalle inquietudini della concitata vita presente e di un passato, segnato dalla paura (la fine della guerra) o dallo stupore (la fanciullezza che scopre il mondo). Pare che l’unica autenticità della parola sia nell’assunzione e trasfigurazione della memoria e dalla continua scoperta di suggestivi spettacoli della natura.

Poesia delle ricordanze, da un lato, di cui Leopardi fu l’incomparabile Maestro, e dalle indimenticabili visioni, dall’altro, con una più o meno esplicita evasione nella favola. Il tutto espresso, come osserva l’illustre prefatore Paolo Ruffilli “con particolare leggerezza e fluidità di un racconto insieme avvolgente e graffiante… perché è proprio il canto che paradossalmente concilia i due opposti: la crudeltà e la pace del ricordo”.

Già nella seconda poesia della raccolta “Malandrino il sogno”, scrive la poetessa: “Ed eri sempre tu che mi chiamavi | nell’ora dei crepuscoli d’argento | all’arrembaggio della fantasia | sull’isola sperduta degli incanti”. Memoria, visioni, sogno sono i tre termini ricorrenti che muovono la fantasia della poetessa in questi versi suggestivi e coinvolgenti. Slomp Ferrari ha la mano particolarmente felice nel descrivere pittoricamente gli spettacoli, anche minimi, della natura alpina, in mezzo a cui vive: “Basterebbe un briciolo di stupore | quel ghiacciolo lacrimante | succhiato alle baite di neve. | Annunciava rosseggiare d’eriche | solatie nella radura | in bilico di primule e pervinche”. E la poesia si popola di fiori di alta montagna: eriche, genziane, rododendri, gigli martagoni…

Come per i poeti del passato la rima era il tormento e la gioia, una volta trovata, così lo è per la poetessa l’endecasillabo: “L’endecasillabo è il ritmo dei versi che mi ha affascinato da bambina”. Ad esso e alla sua musicalità si è sostanzialmente attenuta.

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