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Un libro di poesie intercalate da prose, dove l’ispirazione religiosa è dominante e va via via accentuandosi con riflessioni teologiche sui Vangeli, dall’Autore intimamente vissuti. Delle prose o racconti ci hanno particolarmente colpito la incantata descrizione della magica Venezia in "Da San Marco a San Michele" e "Suore" per quell’atmosfera di vago misticismo che lo pervade. Alla fine non si sa se ammirare di più il narratore così sciolto e spontaneo, o il poeta che nella maggiore sintesi del verso compendia il suo pensiero e il suo inquieto sentire. "Non sei tu stanco, Tempo, | di macinare secoli e millenni? | insonne viandante, | nella tenebra intorme è la tua origine. | Che sia di luce, nell’ignota gelida | fuga d’abissi immensi, la tua meta? | Meta lontana.Ora | a me basta un istante | se in quell"istante è chiusa la bellezza, | scintilla del eterno, | eterno palpito | in un morente cuore." Il tempo come riflesso fugace dell’eterno immobile vale a calmare il cuore del poeta. Passando dalle meditazioni metafisiche a cose più terrene, il poeta si mostra sensibile al fascino della figuria femminile, ritratta in questo idillico ritratto di giovinetta "T’ho vista andare | per vie odorose di mirti e rose, | ai sogni offerta | che un soffio inarca, | per luminose | vie verso il mare – lievi onde, chiare – o giovinetta dal viso d’alba". Tra fresche evocazioni/descrizioni e severe meditazioni si svolge la poesia di Banchini, che alterna così il pensiero alla fantasia in una gelosa custodia del sentimento, ai limiti della riservatezza. Una direzione sempre chiara, esplicita e sempre controllata dal limae labor.

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