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"Non sono credente, ma sento di avere un bisogno sfrenato di Dio". Queste parole, dette dall'autore in un'intervista, trovano drammatica conferma nel poema Eretiche grida che svela l'angoscia di chi, passando da una formazione scientifica (l'autore un biologo) s'imbatte nelle aporie della teologia cattolico-romana. La chiave di lettura della sofferta problematica data dai versi lunga guerra con Dio (che ci ricorda quella di Giacobbe) condotta con l'arroganza del cacciatore, non con la speranza del cieco.

Una dicotomia dunque tra ragione e fede nel senso forse del tertullianeo "credo quia absurdum". Da un lato egli si trova di fronte al silenzio di Dio, il Dio che tace e non interviene dinanzi al dolore innocente (si pensi agli attuali conflitti etnici nella Bosnia o all'olocausto del popolo ebreo nell'ultima guerra), dall'altro avverte la pretesa della ragione che vuole scrutare il mistero d Dio, ma che, studiandone la natura che trascende il pensiero umano, s'imbatte in una serie di apore o naviga in fantasie metafisico-teologiche e in interpretazioni discordanti dei testi sacri. Dio allora concepito come cosmo? si chiede l'autore sulla scia di Bruno e Spinoza. Ma questa concezione delude le pretese dell'uomo che vuole una sopravvivenza personale e non affogare nel tutto, che desidera colloquiare con un Dio personale. Problemi antichi che a nostro avviso hanno trovato la risposta pi ragionevole nella filosofia di Plotino e, a ritroso, nei Veda e nelle Upanishad, in una concezione meno antropomorfa. Un libro di pensiero profondo questo di Veniero Scarselli e tuttavia solo in parte filosofico per la costante presenza del sentimento, "un sentimiento tragico de la vida" alla Miguel Unamuno ed espresso in versi concitati, con immagini che avvincono, in un continuo martellare d'interrogativi che inducono alla meditazione.

Recensione
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