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Preceduta da un'edizione ridotta, vincitrice del "Premio Cinque Terre" (Centro Culturale La Magra) questa raccolta ampliata esce per i tipi della Genesi Editrice di Torino con una esauriente prefazione di Elio Andriuoli, il quale offre la seguente chiave di lettura: "Frutto di un'assidua autoanalisi, che porta l'autrice a discendere nel fondo più segreto dell'io, per coglierne i moti riposti, fatti di tormenti e di attese, di delusioni e di infime gioie, di immersioni nel presente e di improvvise fughe nel passato..."

E infatti, come nella precedente opera Asfodeli, anche questa è un diario dell'anima che va letto in chiave psicologica oltre che estetica, tutta pervasa da un prevalente sentimento di solitudine e di desolazione. È nel dolore che si scende più in profondità negli abissi del proprio io, in quel flusso di stati interiori per coglierne le cause, le ragioni profonde che spesso non si trovano nei fatti contingenti. Vana ricerca in cui il carducciano "meglio oprando obliar" potrebbe essere una soluzione per gli spiriti introspettivi. "Nel presente, nel vero | nulla mi chiama, | nulla m'avvince: | solo vuoto e silenzio | nel torpore funereo dell'animo". "È difficile sfuggire all'angoscia: | il sibilo del vento e il buio | dell'atra notte mi ghermiscono | anche nell'antro più riposto". Bastano queste due strofe a indicare il prevalente stato dell'anima che alla sua origin può avere la mancanza dell'affetto del padre, mai conosciuto perché morto in guerra a trent'anni, o lo scacco di un rapporto amoroso: "Poche fragili parole | fra noi | tessono rada una tela | fitta di silenzi | d'abisso". Incomunicabilità, dunque, e conseguente ripiegamento sull'io. E tuttavia la poetessa qualche volta esce dal chiuso della propria interiore esistenza per cogliere e comprendere la sofferenza altrui come quella di Ljuba, la tredicenne costretta a prostituirsi, quando sognava l'amore vero. Ma più spesso è la natura a incantare la poetessa, a regalarle momenti di gioia ineffabile, a farle dimenticare per un attimo il proprio travaglio: "Oggi, in questa luce di gemma | anche la vita grigia | appare celeste". Ma quasi sempre i paesaggi corrispondono petrarchescamente agli stati d'animo, in una sintonia tra soggettività e oggettività: "L'ala tenebrosa della notte | si distende ampia sul lago | fermo, placato | immobile | nella fissità della morte". "Il liquido nastro tortuoso | lugubre scorre | tra le sponde opache | di pietra scabra".

Ciò che più colpisce di questa poesia dal punto di vista formale sono gli scorci descrittivi della natura, caratterizzati da essenzialità e da un potere di sintesi che li ferma a lungo nella memoria e destano sensazioni di stupore, proprie di chi ammira la natura nel mistero del suo multiforme e mutevole apparire.

Recensione
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