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Un poemetto in 43 lasse, ricco di momenti lirici di particolare intensità, condotto con uno stile narrativo e di chiarezza espressiva. Meno chiaro o, almeno, di più difficile intellezione, risulta l'impianto della riflessione complessiva che a noi sembra incentrato sulla secolare dicotomia tempo-eternità, che nel loro reciproco coinvolgimento diventa una dialettica del divenire. Scrive l'Autore: "Ma quando gli orologi tacciono | è pur ancora il malfermo pulsare | del nostro cuore il solo segno materiale, | l'unica incerta misura | per non perdere l'io nella voragine | della morte o non smarrire la coscienza, | fra le pieghe scivolose del Non-Tempo". L'orologio è il simbolo del tempo nel suo scandire le ore, ma al di là vi è la morte, come ignoto o il Nulla.

A un certo punto al poeta pare di avere un'intuizione: "Allora seppi ch'era il vero Orologio | originario della notte dei tempi, | l'unico fra tutti gli orologi | che popolano la materia del mondo, | Colui che aveva vinto il Chaos | e domato la bestia del tempo...". S.Agostino, nel tentativo di risolvere il quesito che Dio avrebbe creato il mondo nel tempo, sostenne che anche questo fu da Lui creato; l'induismo, da parte sua, riconosce nel Brahman il principio ordinatore di un caos preesistente; per Plotino l'Uno generò le ipostasi per un'intima sovrabbondanza, bisognosa di espandersi.

La riflessione di Veniero Scarselli si muove intorno alle origini del cosmo e della vita, su cui già i grandi Pensatori si soffermarono, offrendoci immagini talora forti, tratte dal processo generativo dei viventi, approdando ad ipotesi risolutive dal sapore gnomico, sentite però come provvisorie conquiste, giacché egli stesso si definisce "un ostinato cercatore di Dio".

Venendo all'anima umana, che è ciò che maggiormente ci preme,' si chiede con allusioni ad una metempsicosi involutiva, oggi superata, che cosa sarà di questa "mente immortale che intristisce | dentro un corpo laidissimo ora d'uomo | ora di cane ora di rospo ora d'insetto | finché qualcuno riesca ad inserirla | in un corpo elettronico perfetto, | una scheda perfetta illogorabile | di robot da lanciare nello spazio...". Il già incerto problema dell'immortalità si complica con i possibili risultati della scienza dell'avvenire. Come si vede, il poemetto è ricco di queste riflessioni escatologiche, metafisico-religiose, ma tutte ricondotte entro l'affiato poetico di una intensa coinvolgente espressività.

Recensione
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