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Favole e malìe

Una raccolta di poesie nel dialetto trentino con traduzione in lingua a pié di pagina e con bellissime illustrazioni pittoriche di paesaggi alpini di Annamaria Rossi Zen. Striarìa vuol dire come risulta dal vocabolarietto dei termini trentini in fondo al volume, malìa, suggestione e di malìa si tratta nella descrizione del bosco e della montagna, così ricca di alate metafore. Vediamone alcune (riportate in italiano): “Ha ragnatele di seta il bosco; è uno straccivendolo il vento | che batte all’uscio; Avevamo l’azzurro nelle mani; i fiori strizzano l’occhio al giorno; Lasciati inghiottire dalla sua bocca verde | quando i silenzi diventano canzoni; Oh i brividi di muschio nella schiena…”

La poetessa vive una sua favola e popola la natura di elfi, gnomi, vivane, fate perché vede in ogni cosa, pietra o arbusto, un essere vivente che sa parlare la lingua degli uomini o meglio una lingua che solo la poetessa intende. Da questa stupita immersione nella natura nasce la poesia come incanto e piena sintonia dell’io poetante con il suo variegato oggetto. La varietà dei momenti si compone in una sinfonia che avvolge con la sua musicalità (forse più articolata nella lingua che nel dialetto) e crea nel contempo un’atmosfera assorta di fiaba, appunto.

Nell’ultima parte del libro la poetessa vuole ricordare alcuni amici poeti che con lei hanno scelto il dialetto come più connaturata forma di espressione: Biagio Marin e Marco Pola assurti a fama nazionale ma anche Varner, Fontanari, Cereghini, Banal, Zanotto. Lilia Slomp si è creata un mondo dove si muove a suo agio, lontana dalle ingombranti vicende del quotidiano per respirare un’aura diversa e più pura. Elegante infine la veste tipografica del libro che merita di essere collocato tra quelli che più spiccano.

Recensione
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