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San Francesco e il francescanesimo nella letteratura italiana del Novecento

Atti del Convegno Nazionale
(Assisi 13-16 maggio 1982)

La serie delle relazioni offerte dai validissimi critici letterali e storici, tutte molto stimolanti, e tra le più acute ed opportune da noi lette sull’argomento, è difficilmente sintetizzabile. Le indagini si articolano a partire dai «decadentismi» del Pascoli e del D’Annunzio (Ferruccio Ulivi e Gianni Oliva), distinti secondo la rappresentazione di un «idealismo rarefatto» (p. 53) e di una sensibilità fraterna (pp. 52-54) nell’uno, e di un «estetismo» panico nell’altro. Interessanti sono gli studi d’insieme, a carattere storico-letterario, sul «riformismo religioso» tra Sabatier, Fogazzaro e Buonaiuti (Stanislao da Campagnola, pp. 73-102), l’«avanguardia» fiorentina (Giorgio Luti, pp. 103-117), il gruppo della «Voce» (Riccardo Scrivano, pp. 137-151) e del «Frontespizio» (Francesco Mattesini, pp. 213-227), e sulla scuola critica e neo-idealista (Mario Scotti, pp. 299-328). In ambito strettamente letterario, si trovano lucide analisi sui crepuscolari (Stefano Jacomuzzi, pp. 119-136) e sugli orfici (Franco Lanza, pp. 197-206), o excursus sul teatro (Alfredo Barbina, pp. 269-298), e, a lunghi periodi, sulla narrativa, da Bacchelli ai giorni nostri (Giorgio Petrocchi, pp. 351-360), da Anile a Pasolini (Pasquale Tuscano, pp. 361-372). Più analitici sono gli studi su singoli scrittori, tra cui Rebora e Fallacara (Alberto Frattini, pp. 153-169), Campana (Giorgio Bàrberi Squarotti, pp. 183-196), Ungaretti (Achille Tartaro, pp. 245-258), Scotellaro (Pompeo Giannantonio, pp. 401-408). Questa, incompleta, è la sintesi contenutistica del volume.

Il motivo ispiratore dell’opera è il «fenomeno» della presenza francescana nella letteratura, per quanto la cultura, «salvo rare sia pur significative eccezioni, non riuscì ad appropriarsi della vera anima del francescanesimo» (S. Pasquazi, p. 24). In ogni caso, si impone la domanda, che a noi sembra la più sollecitante (cfr. anche S. da Campagnola, p. 228), sul perché un illetterato e «minore» del ‘200 abbia, «da sempre», attivato l’ispirazione di così numerosi spiriti. La risposta di Pasquazi si incentra sul modello della «cattolicità» di Francesco, che, uomo della Chiesa, lo fu «senza riserve o preclusioni», con spirito universale, capace quindi di «salvare ogni e qualsiasi valore autentico che la storia umana abbia saputo conoscere e volere», p. 22): cattolicità fondata, a sua volta, sulla forma particolarissima della Povertà, che è «la verità della condizione umana» (p. 23).

La permeabilità al francescanesimo veritiero non risulta, nella letteratura italiana del Novecento, omogenea: essa dipende molto anche dal substrato ideologico ed esistenziale degli autori. Gli studiosi, a volte, hanno riscontrato «incompatibilità», come nel caso dell’«estenuazione» crepuscolare troppo diversa dal confidente e attivo abbandono francescano in Dio, con il quale essa può equivocamente confondersi; oppure, della «sensibilità decadente» pavesiana (p. 394) e della pessimistica «utopia» pasoliniana, ognuna, per ragioni specifiche, in contrasto con la forte carità e l’umile speranza francescana. In altri casi, invece, si nota una spirituale vicinanza alla realtà religiosa del Santo, come per Anile e Capitini (relazione di Tuscano), Angelo Conti (relazione di Oliva) e Tullio Consalvatico (Ines Scaramucci, pp. 361-372).

Accostando il «San Francesco» nella letteratura, il problema di fondo ci pare dover essere quello di individuare quanto il personaggio abbia inciso nell’animo dell’autore, come e perché. Allo scopo, è necessario inquadrare l’epoca, conoscere la vita degli autori, e, ovviamente, analizzare i testi. Gli studiosi, ciascuno privilegiando, naturalmente, l’uno o l’altro campo, hanno compiuto ciò con scrupolo e rigore. Tuttavia, la «rivisitazione» francescana, in letteratura, va controllata anche in rapporto ai mutamenti d’animo degli scrittori, per decifrare la ragione del loro avvicinamento, sia pur di natura complessa, e per quanto contorta od ambigua, a san Francesco. Ci si augura dunque che l’indagine sul «francescanesimo» in letteratura continui a produrre nuovi frutti, per i quali, in ogni caso, noi riteniamo strumento imprescindibile di lavoro la presente raccolta di studi.

[Francesco di Ciaccia, recensione di Accademia Properziana del Subasio, San Francesco e il francescanesimo nella letteratura italiana del Novecento. Atti del Convegno Nazionale (Assisi 13-16 maggio 1982), a cura di Silvio Pasquazi, Roma, Bulzoni, 1983, pagine 430, in «Italia Francescana», 2 (1984) pagine 187-188.]

Recensione
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