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Tra inverno e primavera – Dal “Trinacria” ai “Rotoli” – L’uomo cane – Tre racconti bene incentrati, che caratterizzano l’affermazione di un suggestivo distacco dal reale e nello stesso tempo la ricerca di un reale ma ch’è “magico” quindi “realismo magico” (bontempelliano? diremmo proprio di sì) in cui l’effetto più valido, data la fluidità espositiva (e in quarta di copertina leggiamo: scrittura fluida e smaliziata), è espresso da una lucida intelligenza ordinatrice.

E il contrasto che c’è (o a noi pare) è tra il divenire della vita nella sua spontaneità (pensiamo alla “fanciulla misteriosa”, ch’è uno dei caratteri femminili più veri e attraenti) e la forma statica tra l’essere profondo e l’apparenza della personalità umana; di qui, quella che chiameremo la fuga dell’autore verso l’irreale o quel fondo magico col suo personaggio. E per cui ne vien fuori un modello lucido, cromatico e di autentica (fascinosa) (misteriosa) poesia (vogliamo dire: poetica?). E per quanto riguarda tutti i personaggi si può pensare all’insoluto pirandelliano: “dimensione” di “episodio” irrisolto, “inesplicabile”.

Ma in ricerca di valori assoluti sicuri (ecco, l’irraggiungibile) di verità assolute (utopistiche). E il tutto, ovvero, l’insieme, ci convince pienamente d’una tecnica narrativa (e inventiva) di una audace innova-zione. Che non indulge, come usa oggi, all’assurdo, all’astruso o tanto meno all’indecifrabile. E convince persino il senso d’ironia, quel sarcasmo pungente a mo’ di satira di vita, la beffa la burla sottile...

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