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Ho letto con molto interesse e attenzione il volume di saggi scritto dal grande intellettuale ed esperto di Letteratura italiana Emerico Giachery. Oltre che un carissimo amico, egli è autorevole e qualificato critico. La sua preparazione è vastissima, sa spaziare dai filosofi agli scienziati, dagli scrittori ai Santi, ai poeti; di ognuno, sa cogliere le minime sfumature linguistiche attraverso una prosa che, con estrema modestia ed eccessiva severità, (poiché non sono affatto dello stesso parere) egli giudica non poesia.

A mio avviso, invece, corrisponde appieno a quella forma letteraria che a giusto diritto può rivendicare il più alto livello lirico. Personalmente giudico questo suo ultimo lavoro un eccellente cantico alla vita, all'amore, alla pietas, alla Bellezza, un libro da leggere e non abbandonare, poiché tanti sono gli spunti. gli impliciti richiami, le prospettive vivificanti di un vivere a misura d'uomo che potrebbero essere utili al lettore. E' un lavoro di grande spessore che s'identifica con gli esiti più apprezzabili di un vivere autenticamente, oltre che poeticamente, con la consapevolezza dell'umano sentimento, senza perdere mai di vista l'anima e la spiritualità dell'individuo.

La Poesia quando c'è, quando esiste e palpita lo fa in forme diverse, si estrinseca nei modi e nelle configurazioni letterarie con i quali esplicita il suo dato interiore ai livelli più alti. L'incipit della parola poetica non ha necessità di essere posto sotto la metrica classica del settenario o dell'endecasillabo, la forma è indifferente, se può giungere così pienamente alla sostanza. E la sostanza di Giachery è quella più elevata culturalmente, elegantemente lirica che si possa realizzare. Sfido chiunque a dire che l'affascinante criterio linguistico di cui si avvale in questo scritto sia solo prosa saggistica, perché in verità si potrebbe benissimo trasformare in poesia. (basti volerlo). Ve ne diamo un esempio, e non si tratta di mistificare o umiliare il concetto lirico, ma di collocarlo là dove esso esiste già, seppure a livelli incosci, o non dichiarati. Non mi era mai capitato di imbattermi in un testo che avesse così tante fascinazioni poetiche da poter essere straordinariamente inserito e rapportato alla vera, alta poesia.

Vogliamo provare a metterlo in versi? Non sarà per me difficile, abituata come sono a estrarre versi anche dal fondo melmoso di uno stagno,. figurarsi da questo testo! che si può trasformare in un baleno da prosa poetica in poesia (direi della miglior poesia)

Già il titolo è fortemente impregnato di quella finezza assorta e fantastica, misteriosa e affascinante che mette il lettore a suo agio, gli dà conferma di far parte di questo grande universo, quale è la nostra terra nel senso più compiutamente lirico. Cosa ne sarebbe infatti di noi mortali se non abitassimo umanisticamente e aggiungerei anche umanissimamente con l'anima questo territorio di dolore e di pena?. Giachery conosce bene la forma contratta del disagio esistenziale, non naviga tra le nuvole, (mette solo le ali alle parole che da grande demiurgo egli istruisce). Conosce la tristezza e la nostalgia, ha la sensibilità per coglierle, non si abbandona mai al pessimismo per sua indole, ma conosce la pena, i margini d'ombra, la sofferenza, solo non fa affiorare il tormento e, soprattutto, pone uuna distanza fra sé e la noia, la depressione; fa lievitare timbri sommessi, vellutati e armonici, ossigenati di tenerezza per la vita, la sua donna, i suoi <luoghi d'anima>, che sbocciano nei silenzi mai disgiuntivi fra la realtà e il sogno, fra l'essere e il divenire, fra il tempo e l'eternità. Forse li indaga, li analizza dal suo punto di vista che è impregnato di spiritualità e consapevolezza dell'esistente, per rendere meno amaro il morso del dolore o del travaglio. Quello che invece è straordinario in lui, e la forza preponderante "dell'anima" dei luoghi. dei paesaggi che lui definisce "fotologia" o chiama, anche qui. poeticamente: paesi dell'anima, definizione intensa, che stimola pensieri di solarità, di fascinose filigrane vissute a contatto con l'io più intimo e sincero, con la propria interiorità dilatata fino al punto di poter sfiorare aurore di Luce, o assorbire minuscole particelle di cielo dal quale spesso si vive assenti o latitanti: La forza poetica di Giachery sta proprio in questa accensione o in questo farsi ala per solcare il mistero che ci circonda. goderne l'attimo che fugge in una assunzione di responsabilità cosciente del grande dono della vita, un ragguardevole adattamento alle sue leggi naturali, ai suoi principi logici, che riscattino l'umanità senza imprigionarla o opprimerla. Un cuore, dunque. un cuore che non tradisca, non dissimuli, ma crei e conservi la positività della sua genesi creativa, meravigliosamente rilucente dentro quel mistero dell"essere, che è fede e dottrina. Se è vero che siamo fatti di materia e di spirito, può la nostra condizione di esilio abitare fantasticamente i paesi dell'anima? Sembrerebbe di sì. dal momento che si può contrastare l'inganno del quotidiano logoramento affidandoci alla ragione ontologica e ragionata dell'intelletto e dello spirito:

A volte, è l'assorto raccogliersi attorno
a chiarore di lampada, evocare la gioia
di godersi in un limpido e chiaro
pomeriggio d'inverno le luci non violente,
i silenzi raccolti, i suoni ovattati.
E vi è un aspetto minuscolo a dire
che ieri non c'era, ora si armonizza
con gli oggetti intorno e ci offre una piccola cosa:
quel mazzo di fiori, la luce tenera che filtra
e rende ridente la casa, o le stelle vive nel cielo
notturno, dopo fastosi tramonti, il limpido
dicembre con le sue attese, il suo fermo cristallo...

e ancora:

(L'anima), esiste un'intima qualità dei luoghi,
che si può percepire soggiornandovi a lungo.
Il suo divenire familiare diventa parte di noi,
lì si semina la propria anima. Quanta anima
si sparge giorno dopo giorno, tra le mura
di una casa con cui si è stabilito un rapporto
di scambio! Quanto nutrimento d'anima si riceve!
Osmosi andiamo cercando e pietas, rispetto
e raccoglimento per abitare poeticamente
                                                    una casa.

E poi analizza Giachery l'arte del vivere che è una delle cose più difficili da realizzare, perché occorre la consapevolezza di un'essenza spirituale che raggiunga la sua forma perfetta, (dice il nostro grande autore).

Nella scrittura di E. Giachery risuonano le grandi frasi dei filosofi, le dottrine conoscitive di alcune grandi figure che hanno rappresentato e testimoniato con affiati altissimi le istanze di ricerche della psiche e del pensiero, esplicitate in virtù di una indagine storica, quasi sempre, oltre il profilo materico dell'esistente. Una forma subliminale è, nel nostro critico e saggista, la nostalgia della vita, la sua voluttà a dire e a dare esempi di completo abbandono alla semplicità, alla sacralità, alla verità che si manifestano e si estrinsecano nell'inerscambiabilità di un dono magico e irripetibile quale è la vita, all'insegna del criterio discernitivo, della saggezza, della sincerità dei sentimenti, della bellezza interiore, della purezza delle tonalità più sentite, interiorizzate e vissute con gioia per quello che ci viene dato come un dono, insomma, tanto più gratuito quanto di elevatissimo significato morale quale è il nostro cuore, con le sue emozioni, i suoi slanci, le suggestioni, le passioni con i quali l'individuo si confronta giorno per giorno, ora per ora fino alla più completa immedesimazione di sé, fino a trovarsi coinvolto ontologicamente oltre che spiritualmente e matericamente per via dei cromosomi e delle leggi biologiche entro i quali si sente accomunato al fattore cosmico di appartenenza.:

Se noi sappiamo goderne, tutto ciò che conta
può rivelarsi simbolo e segno, e la vita,
così, si arricchisce di sapore.
Fra il mare vicinissimo – subito dietro il frastaglio
arboreo scompigliato da scirocchi e maestrali –
                                "la casa con I 'anima".
Libero, errabondo è stato fin qui il cammino
dei pensieri, sensazione di un contatto rituale,
quasi religioso con la natura e coi suoi segni
perenni. Ma lo sguardo corre ansioso all'incontro
con Lui: col grande Mare aperto e libero
che nei giorni di chiarìa offre il sogno,
il mito azzurro dell'isola lontana, Capraia.

E ditemi se non sono poetici questi altri versi:

Una luce giovinetta incanta fiori
in un vaso di peltro e fa sbocciare
orizzonti interiori: Forse, gli orologi
si sono fermati: il tempo è come sospeso.
Nell'ora magica, angeli in incognito
passeggiano leggeri sulle sponde del Meno.

Geografia dello spirito e geografia reale coincidono, sembrano venire fuori da un quadro astratto che l'irrinunciabile abilità della penna sa esprimere in maniera sublime. Vi è descritta e decriptata un 'anima mundi. che fiorisce e si articola dal suo sentire poetico; la consapevolezza della sostanza espressa si fa simbolo e corale pacificazione con le entità contemplative del luogo, del tempo, gli echi si sovraccaricano di memorie, si fanno storia di ognuno e di tutti...

Un rilievo altamente religioso, quasi profetico emana da questi saggi che, all'apparenza differenziati fra loro, risultano invece ben omologati e soggetti ad un richiamo mentale di confluenze idealizzate, quasi edeniche nella loro purezza espressiva.

Si struttura e prende corpo una vicinanza/lontananza, un 'assenza/presenza che non disturba mai l'intonazione, la letizia e la sintonia del tutto, il quale come un epicedio ( nel suo caso, canta la vita e non la morte), sa sviluppare e mostrare una ricerca accuratissima di epifanie nei dettami di un Umanesimo che ha il vantaggio di offrire a Giachery quanto di più bello possa affiorare in un particolare rapimento del pensiero. ponendo in essere tutta la dolcezza di un affiato lirico, allo scopo di stabilirne i contatti e mettere a fuoco quella che potremmo definire assioma d'anima, che finalizza in assoluto l'evento umano Si potrebbe anche evidenziare un corpo religioso che prende forma dalla struggente bellezza del creato, una sorta di koiné che abbracci e riconcilii la perpetuità del cuore, con un atto di sacralità e di fede che pochi sanno esprimere così bene, pur mimetizzandolo in senso laico.

Infine in questo libro vi è implicito un forma di Umanesimo precostituito che è il fondamento essenziale della coscienza dell'Essere, con le coordinate di "una luce che tocca il mondo" ovvero, di quel concetto ampio di relazioni sociali, spirituali, scaturito dalla libera interpretazione di un diritto alla vita che si avvale di risorse e di aspetti meno brutali. In questa splendida fusione ideale, vi è infusa la scienza del vivere in perfetta fusione e condivisione al Tutto, alla sua totalità, che deve rispettare il principio della coscienza e della responsabilità di esseri umani affrancati dal basto, che hanno ben assimilato la lezione dell'Essenza Divina confessionale o laica (non importa), ma pur sempre generatrice di valori morali e interludi celestiali:

Il sublime

Posso dire di amare il sublime
anche nell'arte e specie nella musica,
amo anche l'entusiasmo e apprezzo
chi
in sé l'accoglie e nutre.

Il «senso del mondo» è un altro tema insito nella trama di questo libro che, all'apparenza difforme per argomenti e temi reca in sé, tanto progetto di vita, tanto ristoro alla coscienza peregrina che si fondano sul progetto di emozionanti raccoglimenti, di risultanze minime,di piccole cose, eppure attraversate da una miriade di sentimenti e di emozioni possibili in vicinanza di una fede di una religio laica, ma le cui interpretazioni si avvalgono di una lievitante visione di valori che è pronta a delineare, in piena libertà l'opera omnia di un Direttore di orchestra Superiore, di un Unicuum che ci rende partecipi dell'Universale Mistero, mettendoci a contatto con la parte più considerevole e alta della nostra coscienza:. la gioia di vivere il dono della vita in una condizione serena, se non edenica del nostro percorso terreno.

Una virtù come poche è rappresentata, come afferma Giachery, dalla coscienza planetaria: mare, monti, laghi, isole, oceani, strade, paesi, sono luoghi battuti, attraversati dall'uomo che da sempre vaga in cerca di felicità, di pace, di solitari interlocuzioni, ma non come turisti-pacchi, si affretta a chiarire Giachery, ma come esseri umani in grado di assimilare la lezione della vita e restituirla agli altri in maniera idonea e suppletiva, attraverso il perfezionamento e l'illuminazione della condizione intellettuale, umana e psicologica del saper discernere la pienezza della vita, pur nel suo fardello di avventura terrena.

Paesi dell'anima

Quanti, i miei paesi dell'anima!
ripercorrerli uno ad uno nella memoria,
con amore e gratitudine, è come ritrovare
una filigrana essenziale del senso della vita;
ripercorrerli anche con la scrittura: Bretagna
ricca d'orizzonti e d'incontri, melodioso
vivaio di accordi e preludi germinanti amori.
Poi la fuga precipitosa degli anni,
l'approdo all'isola d'Elba (mia Citera),
plasmata in umana misura di bellezza,
i luoghi son più luoghi quando intrisi
di storia e di memoria: borghi e pievi,
casali raccolti intorno al fiumicello
che nasce in Falterona: angolo di mondo
racchiuso in una cerchia di monti,
quasi paese-chiostro custode di sacralità.
Mi ha sempre offerto ristoro e gioia,
come a Pasqua, quel giorno tutto vento
e rondini, ascendendo di poggio in poggio
sino alla Croce di Pratomagno,
dissetandomi ad una fonte come l'assetato
giottesco nella cappella d'Assisi.

Versi, estrapolati integralmente dal saggio di Giachery, ma di un potere lirico ineguagliabile, per la superiore bellezza espressiva e linguistica di una parola che, ovunque si metta, qualunque cosa esprima, dirà la predestinazione ad un'ampiezza di luce e di spazi eccezionali.

E' vero, il libro esaminato nella sua completezza, scritto in prosa, senza arrangiamenti ritmici, si annovera fra la saggistica, ma preso a campione, a squarci, qua e là, nella sua singolare limpidezza e capacità descrittivo/naturalistica, ha una sua ben delineata forma poetica, una caratura di altissimo valore che tutto lo racchiude. Andrebbe collocato, ne sono certa, fra la "poesia" che possiede più alte corde. Ne ho fornito un esempio, traducendo (per così dire) testualmente i suoi pensieri in versi. Credo vogliate perdonare l'eccessiva modestia e il rigore critico di Giachery, che non si annovera fra i poeti. La Poesia che conta è scritta nell'anima ed egli, a mio modesto avviso, è nato poeta. anche se non vuole ammetterlo. Spero con questo mio scritto, che ha avuto la gioia di interpretarlo, di avergli fornito la più ampia dimostrazione di quanto il suo intelletto, oltre ad essere critico eccelso, potrebbe risultare poetante di elevatissima stirpe. Avendogliene dimostrato la validità, auspico voglia accogliere il mio invito a proseguire.

Recensione
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