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«Letture» una corposa rassegna di poeti e di scrittori

Le Letture di. Vincenzo Rossi, critico lungimirante e attento ai problemi del nostro tempo, ci presentano un poderoso volume di diverse centinaia di autori. Parlare di lui è superfluo. Ormai lo conosciamo nella sua veste di narratore, poeta, giornalista e critico di rilevante acume, noto e apprezzato anche all'estero. Egli smaliziato e dialettico ci consegna in questa sua pubblicazione una vasta panoramica di scritti che riguardano l'esegesi, l'indagine e lo studio da lui effettuati su diversi autori. (E ve ne sono anche d'indubbio valore letterario per prestigio e autorevolezza).

Una rassegna corposa di poeti, scrittori, letterati sui quali egli ha puntato la sua attenzione e che ci consegna, dopo averne vagliato in un'indagine esegetica, i connotati culturali cui è giunto dopo il procedimento di scavo e la storicizzazione artistica del raffronto diacronico.

Letture, dunque, è una realtà di verifiche atte a significare la più che ventennale abilità del suo autore nel mettere la parola al servizio dell'arte e della storia nonché della sua letteratura. Lo fa con una carica di umanità e di professionalità tali da far rientrare nel sillabario critico ogni suo personale giudizio. Il fatto letterario si delinea lungo formule esperienziali mai meramente polemiche, al contrario invece, si snoda con ricca, rara e meticolosa perizia.

Egli, autore come pochi, può permettersi nel — bailamme — della critica opportunistica, d'approssimazione o delle belle speranze, come io definisco quella manipolata e contraffatta che non si cala nell'indagine storica, ma tenta la via più breve della celebrazione — ad hoc — per fini opportunistici. Ma in questo fuorviamo, perciò per tornare al bandolo del Rossi è da sottolineare la sua attitudine alla prospettiva del pensiero entro aree diversificate, che però prende in esame particolareggiato l'essenzialità del discorso parenetico e culturale, affrontando argomentazioni di trasparente obiettività che sono: il valore dell'intuizione, la logica semantica e ideologica delle ascendenze critico-artistico-letterarie in piena autonomia di linguaggio. Rossi in tal modo spazia nel complesso meccanismo delle valutazioni critiche con una esperienza che è frutto di rigore intellettuale di prim'ordine, conseguente ad una sempre crescente aderenza intellettiva ed estetica.

L'anima rossiana è presente ed evidenzia segni di urgenza ispirativa nata all'insegna di un impegno illuminante. Lo studio fatto sui testi è destinato a fare storia, a rimanere nel tempo. Questo Rossi lo sa, perciò il suo istinto lo guida a ricercare nelle connessioni degli autori menzionati, quel — continuum — narrativo linguistico che ricrea la forma estetica nel suo particolare momento di verità.

Con rigorosa precisione s'inoltra nelle profondità sostanziali di ognuno e ne estrapola integralmente l'angolatura storica, filosofica, letteraria, filologica e critica: la summa, in definitiva, di tutti quegli elementi essenziali, senza i quali, è praticamente e storicamente impossibile l'elaborazione del costrutto linguistico e delle collocazioni dottrinarie. «Un filo per giungere al vero» di stretta matrice manzoniana è quel tentativo ben riuscito che in Rossi si presuppone come imprescindibile momento della rappresentazione artistica.

Una puntuale ricerca (in questi anni di letture) ci consegna oggi un contributo morale di indiscusso valore, e quel che è molto apprezzabile, si evidenzia come personale reperimento delle implicazioni che interpretano con discrezione l'entroterra di ogni autore preso in esame, o meglio del contenuto del testo.

Ognuno degli interpreti (convocati appositamente nel volume) come si può vedere è un mondo a sé. Rossi/lettore non si disgiunge dalla raffinatezza oculata con cui lo incontriamo nelle vesti di scrittore, saggista e poeta.

Il tentativo rossiano aderisce in massima parte ad una interpretazione comunicativa saggistica. Tutto è reso con quella premessa di passare al vaglio storico l'intendimento culturale di questa kermesse d'autori i quali trattati con discrezione e illuminati dal profondo, lasciano trasparire in ogni pagina la dottrina e la validità cogente del Rossi, caratterizzata da onnipresente zelo e professionalità.

Anche nei rinvii bibliografici i dati di ogni formulazione risultano aderenti al fatto letterario, atto ad orientare altresì il lettore nella circostanza narrativa del critico o meglio del suo progetto narrante.

E qui s'intende definire l'indole e l'abilità del Rossi, che nella componente letteraria, meditativa e discorsiva interpone il meglio di sé, attraverso una fisionomia ampia e carica di consapevole rigore intellettuale.

Letture di Rossi si propone come testo scolastico per adempiere a quel metodo esegetico che lo rende autonomamente corredato di dati storici nelle valutazioni critiche, in una correlazione di ricerche fatte dall'instancabile promozione della cultura attraverso le testimonianze teoretiche dello spirito che tenta sempre nuovi accrescimenti e aperture nel processo storicistico delle realtà messe a confronto.

Questo volume evidenzia un retaggio culturale e umano elevato, in quanto esprime un giudizio sintetico ottraverso l'eredità illuminata nel dibattito, che viene emesso come proprietà documentabile nei tempi cronologici del diorama contemporaneo. Un linguaggio cesellatore e dottrinale che lo rende tecnicamente idoneo a proseguire nel cammino dell'arte sottolineando il pensiero rossiano nella tradizione letteraria di questo fine secolo.

Recensione
Amore e fedeltà alla parola. Letture v. I
saggistica 
Autori
Vincenzo Rossi
Edizione:
Il Ponte Italo-americano
New York 1993

pp. 464

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Risveglio Ossolano nr.2/1994
 

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