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Dare un giudizio in termini critici sulla poetica di M. Grazia Lenisa è cosa assai ardua. Bene la definì il cineasta, poeta Nelo Risi incorniciandola semplicemente come "vertiginosa", e infatti di abissi diremo tratta la sua poesia, ma sono abissi psicologici, intenzionalmente votati ad un provocazione mentale che trasforma la parola, la piega a suo piacimento, spingendola verso quei precordi favolistici e non, di una corresponsione d'amorosi sensi, connubio d'amore o caso per caso, rischio e fraintendimento d'anime e di corpi: "O quanto è complicata la trama | dell'amore eppur versificabile | dividendo | la A, | puramente sessuale tra abilità | manuale e scompenso d'amore. " (La sorpresa)

Il verso raggiunge la sua piena sinergia in ogni sintagma del testo. La sensualità che sprigiona non è ascosa, ché anzi prende il sopravvento e si mostra come traiettoria fatta di luce, forma avanzata di comunicazione e di messagio culturale. L'erotismo che sprigiona dai suoi testi non è da confondere con l'erotismo sui generis di dubbia provocazione, è un linguaggio eletto, pianificato ad un genere nuovo di simboli molto più complessi di quel che appaiono.

La Lenisa allarga il concetto dell'Eros a qualcosa di sensuale che non necessariamente si ricollega ai sensi, al corpo, alle membra, ma all'anima. alla psiche, al di là di un territorio banalizzato, reso anonimo da un preconcetto "bigotto" si esprime così: "giunge il tempo irreparabile a chi, | inventato amore, la Poesia ama, | gioca con l'ultima illusione corporale. | Consumato il bisogno, restano il cielo, | le "nuvole" da guardare nel deserto, a labbra asciutte. (Considerazione) o come in: "Supino l'uomo e Lei le gambe aperte | sopra il suo corpo, | galleria splendente | le colonne brunite delle gambe e il faro | acceso della nigrità." (L'incontro virtuale) Stordimento e turbamento non arrecano alla pulsione erotica alcunché d'innaturale, incorniciano un punto d'incontro, una comunione di libido e istinto in grado di neutralizzare o rendere all'ennesima potenza il destino dei due sessi.

Lenisa possiede una sua licenziosità, una sua propria impudicizia libertina che però non arreca sensazione di oscenità in chi legge, ma come un "lie detector" rivela una conditio sine qua non di seduzione in tutte le sue molteplici sfaccettature, in tutti i suoi angoli ben nascosti e smaliziati. Anche il libro Erotica, a suo tempo rivelò una Lenisa al passo coi tempi, una donna moderna che si rifiuta di accettare in ostaggio l'eros, né lo da per scontato, pure se si avverte impercettibile una sensualità desueta e ironica, essa non va'tiferita a nessuna lussuria arificiosa ed è paradossalmente una sensualità senza lascivia, fatta di esultanti e gradevoli approcci con – l'altra metà del cielo –, un suo modus di porsi nel significato erotizzante dei sensi che piace al lettore.

Maria Grazia Lenisa si connota nella discesa agli inferi come una visionaria e una personalità degna di attenzione, perché ne stravolge i canoni, ne rivaluta la spinta libertaria con metafore che godono del fraintendimento provocatorio dal linguaggio per porre in essere un malcelato stupore, una pruderie suadente e chiara, rivisitata in termini di apocalisse della carne per far circolare nell'intimità del pensiero la favola inconchiusa di amor sacro e profano.

Il corpo può rimanere indenne dal peccato pure se perde la verginità. E proprio nella poetica lenisiana si avverte questo contrasto, questo forte impatto freudiano tra carne e psiche, che potrebbe poi essere la svolta tra la suprema bellezza del corpo e il peccato o in termini di contrapposizione tra vita e morte.

Le forme metricologiche, le strutture linguistiche fatte di versi spezzati, di sinestesie, non ingessate né mummificate, risentono di una loro perentoria e pervasiva tensione che è interiore e mai estranea alla sua poesia. La poesia lenisiana possiede elementi di anticonformismo in una scrittura controcorrente. sapida, ironica, estremamente duttile e polimorfica, autenticata da una sigla che nell'individuale mutatis mutandis del suo repertorio lirico, trova una cornice naturale, immaginifica, originale, estremamente tesa ad assoluti linguistici che fino ad ora non hanno similitudini con nessun altro.

Maria Grazia Lenisa è quel che si dice il prototipo di un – realismo – lirico alla cui impronta si è allineata fin dagli esordi: metafora personalizzata, siglata da un lavoro congruo di strategie linguistiche, di adattamenti fonici, di espedienti metricologici non comuni ci danno il privilegio di una trasformazione lessicale che difficilmente può passare inosservata. La sua formula di scrittura ha interessato i critici più autorevoli del fine millennio, ma personalmente credo che la scoperta verrà in seguito, perché della poetica lenisiana rimarrà il segno, l'indiscutibile spessore di una differenza che legittimamente si può dire solo sua, perché riporta gli sviluppi tensionali di un lirismo eterogeneo, polisemico, con intendimenti provocatori, di forte originalità e spessore, che si è trasformata nel tempo in un gioco di specchi il cui elemento di sviluppo è la rifrazione.

Lo scorrimento di questa scrittura sui binari del risultato finale, non rende questa poetica sconcia, non si può dire che la sublimi, ma neppure che la dissacri, perché attraverso il modulo reale riesce a raggiungere livelli superiori della sfera emotivo-sentimentale che la immortalano; esercita un fascino sottile nei meandri della più avanzata realizzazione del simbolo, che continuamente fa spola tra sacro e profano predilegendo attraverso l'ambiguità espressiva quel territorio ironico, quasi scarno del linguaggio che la definisce e la distingue.

L'Eros che M. Grazia Lenisa fa circolare e di cui parla è un fatto mentale, proposto con tecniche nuove e nuove strategie metaforiche e metapoietiche: l'ambiguità dei simboli si compiace di un atteggiamento anticonformista, che in dispregio alla morale pelosa comune, come se rivisitasse una particolare area della mente, del cervello e della psiche, avverte il bisogno di rigenerarsi con il soffio nuovo della poesia, senza il tritume di tanto minimalismo generalizzato e impostore che non dà nulla al lettore, non consente nessuna ricchezza d'invenzione, né si articola in intuizioni di assoluto rigore e freschezza narrativa come in quest'autrice.

La rosa indigesta mi pare un lavoro di grande rilievo, colloca la Lenisa ai vertici alti di una poesia asciutta, preordinata da regole di linguaggio che seppure non condividono lo stile classico, e non vi si adeguano, purtuttavia, si armonizzano per temperamento orchestrale e tensione verbale ad una linea di sperimentazione che ormai non -in limine- ma felicemente, questa poetessa ha quasi completato. Un itinerario Iungo una vita iniziato con Aldo Capasso che intravide in questa giovane friulana appena esordiente, le capacità virtuali di sviluppo fin qui raggiunte.

In ogni modo, mi pare che la Lenisa si possa condensare in tutta la sua ampiezza nel testo che qui voglio riportare per intero, perché lo considero il più emblematico, ed esemplare risultato tecnico-linguistico di tutti i suoi contenuti letterari: "Neppure empie il vaso Funerario...| Amalo tutto, mangia le sue ceneri, | doccia come carezza incontentabile | sul tuo corpo la pioggia d'ebbrezze. | Sono raccolta | per essere tutta | con la forma che vuoi, ventre | da visitare col tuo pène virtuale, | remo che prende il mare al largo. | Prova a toccare i miei versi, affondare | e sia amor polimorfo | ...un attimo | mi basta che travolga il tempo. | Resta la Donna Scritta !da decriptare come lingua nuova | oppure nuovo enigma." (L'Orgasmo postumo).

M. Grazia Lenisa è ormai storicamente collocata nel diorama della Letteratura Italiana perché merita un posto di rilievo. Le sue opere sono state apprezzate all'estero, tradotte in varie lingue, studiate da molti esegeti e critici autorevoli. Non .è un caso che la sua partitura linguistica abbia ricevuto i riconoscimenti che merita.

Recensione
La rosa indigesta. Contrasti
poesia 
Autori
Maria Grazia Lenisa
Edizione:
Bastogi Editrice Italiana
Foggia 2006

pp. 98
prezzo: € 10,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Sìlarus nr.248/2006
 

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