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Dalle premesse di altri libri, che ho recensito anch’essi con piacere: Cerco un pensiero e Uno squarcio di sogno, non poteva mancare un’altra produzione tesa all’ascolto di sé, all’indagine del mondo dentro un germinare lirico che precorre e percorre tutta la ricerca spirituale in un panorama d’anima intenso, teso a sviluppare pulsioni e suggestioni che sono per la poetessa pescarese le genesi e la coscienza del suo esser(ci) nel mondo. S’intenda, all’interno di un percorrimento a ritroso nella memoria che prelude ad un dopo.

Da qui il titolo: L’ultima fuga. C’è da chiedersi, se dal mondo tormentato e manchevole o da se stessa come esecutrice testamentaria di un processo conoscitivo all’interno di una risorsa di fede in cui non manchi mai la parola “amore” quasi ad indicare che non mancano le domande senza risposte. Il suo anello che non tiene (montaliano) origina da qui, pure se in questo – transfert – riposa il sogno, perché traspare anch’esso fonte di neuroni nella metafisicità del travaglio o forse, del dolore, del distacco, chissà? Il pensiero si fa tremore d’ala e il sentimento si fa excursus di un linguaggio sobrio e raffinato, piacevole a leggersi e intenso, proteso ad andare oltre la propria metà di cielo, in un amplesso più cosmico, (pur se trattasi di fuga o di ritorno).

Recensione
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