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Abbiamo ricevuto dall’amico editore Sandro Gros-Pietro il voluminoso tomo di Giovanni Chiellino, del quale sentiamo il dovere di esprimere il nostro giudizio. Un lavoro davvero certosino, che scava nei meandri di una poesia alta, senza imbrigliature o sofismi, la quale per essere valida non ha bisogno di meccanismi interpretativi, di criptiche decifrazioni, riposa autenticamente irrorata da un suo modulo linguistico appropriato e vivido, senza iperbole o rocambolesche contaminazioni di un sistema strutturale che per sentirsi moderno, ad oltranza, corre a defraudare la tradizione classica, per demolirla in allocuzioni strane, incomprensibili e ben lontane dalla poesia, la qual cosa, a nostro parere, conferisce una riduttività espressiva che non va a favore di quel manierismo/minimalista e strumentale tanto sbandierato.

La Poesia nasce da sollecitazione interiore non è il risultato al tavolino di un piano strutturale di potere, né si deve adeguare a marchingegni lessicali che la deturpano e la mortificano. La parola lirica è il frutto dell’intelligenza del cuore , trae le sue origini dal sentimento e dal mito: un mito fatto carne e sangue delle nostre più lucide e interne suggestioni, la cui peculiarità non troviamo sussistano nelle formule moderne, portate ad ignorare il richiamo dello spirito in una frantumazione oggettuale, che ci svuota e ci disorienta. Una poesia non votata allo strappo, alla lacerazione mi pare sia da individuare in Giovanni Chiellino, poeta non esordiente, non nuovo alle pubblicazioni di un certo spessore letterario. Il poeta nell’era tecnologica di oggi scrive poesia, a freddo, quasi strumentale e aggressiva e la necessita di un certo alone d’inutilità concettuale.

Chiellino scrive poesia per disimpegnarla, affrancarla dal tecnicismo imperante e porla su un piano di suggestioni emozionali che la sanno egregiamente interpretare. Il risultato di poter leggere buona poesia è un bisogno intrinseco di recuperare quel segno indefinibile di purezza sentimentale, che proprio è assente nei moduli tecnicistici e aridi del far poesia per enigmi, per smarrimenti e complicanze  o fraintendimento delle ragioni che la orientano. Giovanni Chiellino ci evidenzia in tutta la sua profondità un messaggio onesto e trasparente, in cui si tenti di recuperare la coscienza dell’essere e del divenire . Giovanni Chiellino ha pubblicato diverse opere liriche e tutte hanno ricevuto ampi consensi dal pubblico dei lettori e della critica, per gli intelligenti simbolismi espressivi e i contenuti che sostanziano un processo letterario e culturale di rilievo.

Oggi, questa campionatura di testi vari raccolta in un volume antologico nella collana curata da Genesis ce ne dà atto e ci convince di essere nel giusto, quando affermiamo che la Poesia non sarà mai un urlo nel deserto, una voce spersa nel vuoto. Chiellino ha raccolto in questo corposo volume tutte le sillogi che lo hanno preceduto e sono state la chiave di volta di un’ermeneitica sempre più matura, in grado di non fare di questa poesia un episodio marginale di scrittura. L’autore esprime in questo lavoro impegnativo, ancora una volta, la sua ferma intenzione di interrogarsi sui veri significati dell’esistente e dell’assente, lo fa con adeguate formule scrittorie che indicano non già il labirinto della coscienza, ma piuttosto, le capacità di strutturazione che prediligono significati interiori, in grado di tracciare linee certe in una realtà frammentata come la nostra, sofferente dal punto di vista spirituale.

Tela di parole ci sembra un’antologia preposta a dare dell’autore una fisionomia storica, una collocazione di buon livello nel diorama odierno. Il vecchio e il nuovo modulo espressivo in questo volume si amalgamano, andando a comporre l’ulterire crescita del soggetto in esame e il movimento ascensionale della sua poetica.

Recensione
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