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Passive perlustrazioni

Curioso, per un autore maschio scrivere la maggior parte dei racconti declinandosi al femminile. Prova ardua perché presuppone una buona dose di arrogante coraggio che non tutti possiedono. Ma scrivere è anche osare, sopratutto se il fil rouge che percorre i racconti è il sesso, come pulsione predominante, rivisitata dalla periferia del pensiero, e da un punto di vista che rimane estraneo se non a Tiresia.

Nei racconti trasudano liquidi, peli una selva di odori, e così accade che "l'unico contatto con la realtà è il sudore"...

Si tratta di amori fatti sveltine, con zombi che si trascinano per Roma con "azioni neo inani". Oltre gli zombi si intravedono una serie di esemplari da circo che fanno ricordare le atmosfere della "La grande bellezza", e ci si aspetta che da un cantone di Roma spunti un tipo alla Jep Gambardella.

Ma il tono degli antieroi nei racconti è volutamente caratterizzato da un profilo smarrito, fatto di lolite, frustrati e personaggi ambigui che si muovono tra amori proditori e vite profanate dall'insoddisfazione. Professionisti del normale ed illusionisti della vita ("di corpi ce ne sono troppi. Di pensieri sempre meno") proiettati in una ricerca che non si governa, una "Passiva perlustrazione" in una moderna Roma decaduta.

Recensione
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