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La poesia non va spiegata, va sentita

“La poesia di Maria Antonia Maso Borso”
19 maggio 2016
Sala Verde
di Palazzo Rinaldi, Treviso

Già una volta mi sono trovato a parlare in pubblico di Maria Antonia Maso Borso. Pronuncio il suo nome per intero solo questa prima volta, dopo la chiamerò col nome a me più familiare di Antonia. In quella occasione si parlò di "Geografia di un lutto". Un percorso di esperienza legato alla perdita della persona amata.

Nessuna tristezza, neanche allora. Ma I'ardire di coniugare gli opposti: la vita di chi non c'è più, con la vita di chi resta e ha I'obbligo di continuare a vivere.

A parte questa parentesi come pure le altre, a cominciare dal primo libro, "Come gioco dell'anima", e a seguire,"Segmenti e contrasti", "Presente continuo", "Solfeggio" "Gate, Gate, Gate", sino all'ultimo "Notturno", che volendo possono essere letti come un unico libro, tutto nel suo percorso poetico s'intreccia e si lega alla vita ..

Tanto da farmi dire, senza esagerare, che Antonia è una donna felice, e capiremo il perché raccontando quanto le è capitato di scrivere dopo quanto è capitato di vivere.

L'uno è il riflesso dell'altro. Tutto parla della vita, e di forma in forma prende vita.

Di cosa può parlare la poesia se non della vita, la sua luce, la sue tenebre, il suo profondo mistero. Non siamo not stessi tutti somma e compendio di tutto questo, da sempre?

L'età, il passare degli anni, l'essenza esperienziale come donna, madre, compagna, sono state e sono il banco di prova che ha fornito e forgiato il suo linguaggio. La lingua per dire, per esprimere, per comprendere il dettato del vissuto.

Un sentire che scava, scova e porta in superficie, mette in luce, mescola aspettative, attese, illusioni, delusioni, gioie, imputazioni, capi d'accusa — tutto molto condito con sicurezza e ironia sull'insidia della sonnolenza e delle vista palesi e occulte. La sua felicità sta nel reinventarsi di continuo, senza perdere di vista l'assunto di cose e persone mediate dal sentimento, dalla ragione, dall'irrazionale caso e destino.

Per comprendere che la salvezza del vivere passa per l'accettazione di se medesima tramite l'autenticità. Antonia non s'inventa niente. E' se stessa. Mentre si guarda, guarda, medita la lingua, contempla, pensa, e scrive, punto.

Si può accettare o dissentire; è innegabile però, che ciò di cui ci parla è cosa sua. Le appartiene. Come il nome, la storia delle radici, i fiori, i frutti maturi che consegna con gusto e stile personale. Fermezza e rigore stanno nella scelta delle parole.

Le sole che ringrazia perché sono state guida ad una misura, la misura del proprio valore. Non dovremmo sottovalutare la potenza mediatrice e creatrice della parola poetica. Una semplice parola al posto giusto, al momento giusto, può trasformare una vita .. Pensate alla parola "resurrezione".. Con quale filo Antonia abbia intessuto la sua storia passata e recente ce lo dice la memoria, l'attività per entrare nelle regioni dello spirito Il ricordo è l'attività dell'anima. Ricordando pensa, e pensando crea.

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