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Se si pensa che Valentina Rotondi ha appena diciott’anni (frequenta il quinto anno del liceo scientifico) il giudizio che si deve dare al suo romanzo, qui in disamina, che ne segna altresì il debutto editoriale, è abbondantemente positivo sotto ogni aspetto. Contenuti ottimi anche da una proiezione assoluta, senza aver nulla da invidiare ad uno scrittore di più matura esperienza.

Il percorso, peraltro letterale (A piedi nudi per le vie del mondo), della giovane autrice lombarda (nata a Saronno, vive a Milano) ha l’identico significato di un tracciato formativo all’insegna dell’esistenza. All’inseguimento di latenti valori improntati alla purezza d’un amore che alla fin fine troverà eloquente sbocco nella pienezza della duplicità da un lato umana e dall’altro trascendente, aperto, con una sorta di riserva mentale, alla divinità, ed infine addirittura ponderato nell’eventualità d’una missione ecclesiale.

È oltretutto l’iter d’una protofilosofia, alla conquista di quei teoretici “perché” che scuotono i meccanismi sia biologici e sia biofisici verso una matura, per quanto itinerante possa essere, mai conclusa, crescita mentale. Nella sostanza, Valentina assiste, e ci fa assistere con cosciente partecipazione, a quella ricerca dell’uomo originariamente postulata da Diogene. Con la socratica convinzione che nella nostra mente esiste, per definizione, la non convinzione: “saper di non sapere”. Ossia, ci riavvicina una volta tanto alla continua latitanza sulle motivazioni, sugli stimoli delle nostre quotidiane azioni, suscettibili d’ulteriori o succedanei approfondimenti.

L’abisso incommensurabile che sussiste tra la morte e la vita, che s’affianca fisiologicamente all’assolutezza dell’ossimoro essere-non essere, è, quale plusvalore del libro, l’elemento di ricerca più significativo. La gara, perenne luogo comune, tra il bene ed il male è, grazie alla scelta per la vita optata dall’autrice, vinta ancora una volta da un libero arbitrio che rende l’essere umano padrone in terra, non foss’altro, almeno delle sue insindacabili scelte di coscienza, intime, individualmente sacre.

Recensione
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