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Al di là della Destra e della Sinistra (per l’Italia del XXI secolo)
Dopo il Libro Manifesto “Per una nuova oggettività”

Questa sfaccettata raccolta di considerazioni filosofico-filologiche ed artistico-estetiche, prevalentemente (ma non esclusivamente) conformata all’intervista, inclusiva di trentadue autori nazionali (taluni con attività in territorio extranazionale, relazioni online a parte), persegue, fin dalla sua primaria programmazione, l’intento di rendere più sentita l’eco appunto d’una Nuova Oggettività.

Il libro è stato presentato lo scorso 20 giugno al Bar Tiffany di Ferrara, presenti i curatori ed alcuni degli altri coautori.

Concetto, questo di Nuova Oggettività, già testato nel settembre 2011 a seguito del varo del Libro-manifesto “Per una nuova oggettività”, ormai accreditatissimo nel contemporaneo mondo dell’informazione telematizzata; ma non solo: edito anche, come quest’ultimo, nella più tradizionale versione cartacea.

Dei due curatori, il filosofo Sandro Giovannini ed il blogger Roby Guerra, è il primo a poterne vantare legittima paternità, essendone eloquente e qualificato teorizzatore e promotore. Sua anche l’iniziativa del sunnominato Libro-manifesto.

Cosa ci si prefigge con questa Nuova Oggettività? che valenza incorpora?

Innanzitutto è bene porre l’accento sul fatto, assai di rilievo, che Nuova Oggettività in sé respira i prodromici enzimi di un’apertura teoretica mai ideologica, semmai idealistica, rivolta all’intera società, a partire dall’approccio artistico, in alcun modo preclusivo verso la totalità delle rimanenti attività umane.

Penserei, di fatto, che sia limitativo volerlo categorizzare quale nuovo movimento artistico.

Credo piuttosto che sia più conveniente ed opportuno, vistene le intrinseche finalità ed avances, inquadrarlo come globale e coinvolgente ‘movimento essenzial-esistenziale’, capace di cogliere le più manifeste e vitali cogenze del collettivo quotidiano, includendone (o quanto meno non escludendo) ogni anche minimo protagonista (soggetti della classe operaia, pensionati e persino disoccupati, e quanti altri siano in qualche modo in grado d’esprimere una loro convincente, non annichilente, mai frustrante Idea).

Detta Nuova Oggettività si dichiara dunque apolitica (si ritorni per un istante al titolo, facendone bene mente locale). E pur facendolo, non rinnega la politica. Anzi se ne vuole porre al di sopra. Analogamente, pur identificandosi come non-istituzionale, non intende star fuori da una sua quanto meno potenziale ‘idea efficenziale’ di Stato e d’ogni altra amministrazione inquadrata ai diversi livelli di localizzazione del sociale.

Insomma, per ogni reale, concreta problematica, la prospettiva utilitaristica di Nuova Oggettività vorrebbe (è d’obbligo il condizionale: nessun essere umano è perfetto, bensì perfettibile – ed è proprio questa la ricerca a cui si tende ad attingere) cercare di dare avvio ad una percorribile soluzione. Più in generale, restringendo il campo d’analisi al teoretico, ad ogni rilevante domanda essa vorrebbe dare un’intelligente, disinteressata, accettabile risposta, democraticamente condivisibile, senza cioè rifiutarne qualsivoglia contradittorio, e non purchessia ma univocamente costruttivo. Perché è chiaro che da quante più persone possa essere pensata, tale risposta, tanto più se ne può cogliere un’oggettiva idea risolutiva, che accontenti la sete del sapere, in opposizione a qualsiasi altra soggettiva, parossistica se non aberrante determinazione, magari riuscendo a corrispondere anche una sua ottimale fattibilità.

Oltre ai due curatori, gli altri trenta neo-oggettivisti (tutti artisti delle più svariate categorie, rappresentative d’altrettanto varie fasce d’età), intervistati e/o direttamente voce attiva, con loro specifiche notazioni, sono, nell’imparzialità del rigoroso ordine alfabetico: Mauro Biuzzi,

Alessio Brugnoli, Seconda Carta, Giuseppe Casale, Pierluigi Casalino, Graziano Cecchini, Vitaldo Conte, Daco, Francesca De Carolis, Emilio Diedo, Zairo Ferrante, Alberto Ferretti, Antonio Fiore, Sylvia Forty, Marcello Francolini, Maurizio Ganzaroli, Giovanna Guardiani, Giuseppe Manias, Paolo Melandri, Alessia Mocci, Maria Antonietta Pinna, Riccardo Roversi, Antonio Saccoccio, Francesco Sacconi, Fabio Scorza, Giovanni Sessa, Luigi Sgroi, Luca Siniscalco, Luigi Tallarico, Stefano Vaj.

Essendo i diversi coautori, come s’era anticipato, tutti artisti, dei più disparati settori, non potevano che essere poste loro delle domande di pertinenza, le più diversificate. Domande, e relative risposte, che comunque, ed alquanto palesemente, non hanno un punto fermo, di comune discussione. Tanto per dire che Nuova Oggettività non ha un unico intento ma si ripromette di soppesare tutte le contingenze facendole convergere in un musivo ma alla fine unitario, metabolizzante risultato sia espressivo sia teoretico, la cui finalità tenda ad una speculazione sì concettuale ma non preclusa ad un’eventuale applicazione d’uso.

Il libro, considerato il connubio risaputamente neofuturista in cui viene battezzato, assume una sua avanguardistica, originale strutturazione, peraltro molto identificativa dello stile scritturale di Roby Guerra.

Ecco le parti che ne scandiscono l’impaginazione: Collaudo Primario, pp. 5-12; Parte 1, pp. 13-31, Nuova Oggettività e/o New Realism; Parte 2, pp. 32-59, Urfuturismo e dintorni; Parte 3, pp. 60-82,Tempi Netmoderni (la singolarità dell’azzurro); Retroposfazioni, pp. 83-91 (dei due curatori); Schede minime autori, pp. 92-102.

Anticonvenzionale e, per moltissimi concettuali aspetti (deducibili dalle variegate letture degli intervistati o altrimenti referenti), provocatoria, l’opera in questione ha valore, oltre che di supporto al precedente manifesto per una Nuova Oggettività, di benvenuto mezzo d’informazione civica e perfino morale, da non considerare (lo voglio ribadire) circoscritta al limitato movente artistico-culturale.

Recensione
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