Servizi
Contatti


Alchimia di luce, vorrebbe forse significare scientifica ricerca di ricostruire (nel letterale senso di riprodurre) la luce? Be’ in un certo qual modo sì. Proprio così! Che sia un’autentica ricerca, questa di Silvana Quaggia, rappresentata nell’opera in disamina (sua opera prima), è poco ma sicuro.

Una polivalente ricerca per i crismi della poesia. Ricerca di nuovi contenuti estetici, nel riempire i versi, non tanto d’inusitati argomenti bensì di temi di sovente adottati dai poeti ma, in questo contesto, riproposti con prospettive variegate. Ricerca di un’intonsa formula espressiva. Tant’è evidente che, dei quarantacinque titoli della presente silloge, invariabilmente a centratura di computer, diversissimi sono i componimenti nella loro appariscente struttura: ora nella forma extra-làrge sia del verso sia della o delle strofe, ora nell’esatto contrario, ed ora in una terza soluzione quale via di mezzo. Ricerca di dislocazione, o se si vuole, di ricollocazione della parola, di riqualificazione della stessa, spingendo con vigore una sorta di altalena (analogamente a come avviene per la lunghezza e dei versi e delle strofe) dei referenti. Dove specialmente la luce è sballottata a destra e a mancina, talora subordinata ai versi e/o talaltra imperatrice nei titoli delle poesie. E dev’essere ben chiaro che la straripante presenza della luce non guasta assolutamente nell’economia delle tematiche decantate nella raccolta, considerato il titolo dell’opera.

Quanto a scientifica, dobbiamo stare al gioco che l’autrice poeticamente ci offre. Il gioco, serio tanto quanto vanesio ed ammaliante, della metafora. Se l’alchimia è stata trattata per decenni come scienza, e per giunta abbinata alla ricerca, allora non c’è che dire se di scientifico si possa considerare l’intellettiva ricerca che quel particolarissimo tipo di scienziato che si voglia definire "poeta" intenda approfondire. Non resta che prenderne atto e, non solo, stare al suo gioco, ma, volendo, pure partecipare a tale gioiosa e feconda tipologia ludica. Un posto in più tra le fila dei poeti si trova sempre, ed accade che, tra una sorpresa e l’altra, si venga a conoscenza di qualche interessante rivelazione.

Mi sia concesso un’ultima osservazione. Nel titolo di Frammenti, di pag. 58, che segna la chiusura dell’insieme, quei ventitré componenti che, stando alla volontà della poetessa, ne costituiscono corpo, pur potendo verosimilmente essere considerati tali, quanto a varietà tematica, tuttavia e più appropriatamente sono parte, a tutti gli effetti, d’un bellissimo, quotatissimo corpus di haiku, quell’esemplare metro classico di poesia nipponica ormai divenuto stabile patrimonio dell’Occidente.
Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza