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La seconda plaquette e seconda pubblicazione di Maria Ronzino, ad un anno dalla prima (sempre per i tipi Tiemme), denota una crescita più che evidente, incredibile, sorprendente.

Ali di gabbiano, che titola il librettino, è anche il titolo della prima serie di componimenti della silloge. Da questa parte d’esordio l’acquisita maturità, non unicamente sintattica ma altresì estetica, scandisce una poetica di palese attrazione.

Nonno bianco, pp. 11 e 12, affettuosamente indirizzata allo scomparso, benamato e già beato papa Giovanni Paolo II (si potrebbe dire che sia stato santificato già dal popolo!), è capace di procurare al lettore qualche lacrima di commozione. È successo anche a me – non sarebbe onesto negarlo.

Va anzitutto chiarito che il tipo di poesia praticata è in prosa. Dunque, è una poesia per singolarità, prima di tutto, di sentimenti. Per come sono stati coltivati: come esili fiori in un giardino concimato con la speranza, col sogno, con l’amore. Quindi, per singolarità di emozioni, acconce a quei sorgivi sentimenti che ne hanno alimentato l’ispirazione, perfettamente trasmesse sulla carta.

La seconda sezione della raccolta, simmetrica per quantità, E da qui in poi semplicemente Maria, pur evidenziando sintomi poetici collaterali, non proprio istintivi come in quella precedente, costituisce una collezione di pregevoli riflessioni, molto acute, sull’handicap in generale.

Non manca, oltretutto, l’elemento allegorico, che ottimamente s’abbina al fine morale. Si considerino a tal proposito gli attigui brani La tasca del cuore e L’esclusa. Quest’ultimo pirandelliano titolo “rispecchia in pieno […] la vita intera di un disabile”, p. 28.

Recensione
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