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Altre storie copparesi

Cronache, personaggi e luoghi della memoria nella vita e nella cultura copparese: è il sottotitolo del libro (indicato esclusivamente nel richiamo del titolo nella pagina all’interno dell’opera) ed indica l’implicita caratteristica di rappresentare, nello snocciolarsi della variegata trama narrativa, accadimenti reali d’una più o meno recente storia, in armonica unità con la topografia copparese ed i suoi umani protagonisti.

 E questi ultimi costituiscono una ialina vetrina di caricature, nonostante le loro effettuali parvenze. Sempre originali fautori ed attori. Talora patetiche vittime d’un ridanciano ridicolo che le fa assurgere ad autentiche esilaranti macchiette. Ne è esempio il maresciallo dei carabinieri “S”, che, nel I capitolo, contribuisce egregiamente ad ampliare la già nota e nutrita serie barzellettistica sulla benemerita Arma. Sono contemplati, alternativamente, superbi eroi, improvvisamente ritrovati, emergenti da parossistiche realtà d’emarginazione (vedasi l’artista Giuseppe Bigoni del VI capitolo). Nella inusitatamente lunga “Nota dell’autore”, spiegando le differenti ragioni che hanno portato il medesimo ad un’ulteriore pubblicazione sulle vicende più esaltanti, dalla memoria gustosa, salace, sì (di «sorridente curiosità»), ma non di meno moralmente e/o culturalmente elevata, di Copparo, dal cui titolo già d’acchito se ne desume la replica (la prima raccolta era intitolata Storie copparesi), Ricci ha voluto in primis, e per certi caratteristici aspetti, sublimare la «conoscenza più specifica e documentata [magari oralmente testimoniata, per quanto proveniente da una memoria inevitabilmente attenuata dal tempo] degli stili di vita, dei valori e della mentalità di chi ci ha preceduto nei decenni trascorsi [onde poter] consolidare il nostro senso di consapevole connotazione psicologica, di identità e di appartenenza ad una comunità» (cfr. pp. 10-11). Siccome Bruno Ricci è stato giornalista nonché funzionario scolastico e comunale (ora in pensione), essendo di conseguenza addomesticato alla realizzazione di pubblici servizi, ha inteso fornirne ancora uno, servizio, leggermente diverso dal solito. Per l’appunto «finalizzato alla riscoperta ed alla conservazione delle “radici” umane, civili e socio-culturali della comunità copparese». Ma non solo copparese. Perché un libro, una volta scritto, anche semplicemente nel limitativo ma sinottico gorgo del ciclo d’una biblioteca cittadina, in aggiunta all’inevitabile passaggio, in amicizia, da una mano all’altra (azione anche questa che talora non trova confini né temporali né geografici), sa far valere la sua propensione all’espansione, alla trasmissione, della parola, che in sé cattura e custodisce, in maniera del tutto inaspettata.

   Preziosissimo lavoro, senza dubbio. Concetto che non poteva non essere espresso anche nella prefazione. Anticipando una parallela citazione di Cesare Pavese, Gianna Vancini infatti afferma che questo lavoro, «frutto di una meticolosa ed appassionata ricerca, è un documento di “memoria” storica da consegnare ai giovani, perché “dove non c’è memoria non c’è futuro” », cfr. p. 8.

   Sono sette capitoli che ripercorrono brevi percorsi, parentesi (non sette, come i capitoli, ma uno sdoppiamento esponenziale di sette), ripescaggi dal passato, o dal “trapassato”, di persone o di gruppi di persone, se non d’un’intera, compatta comunità (copparese) che assurgono ad eroi, individuali o collettivi che siano, ad uso della correlativa lettura. In quanto tali, divengono anche simbolici “personaggi”. O, in un ben determinato ambiguo contesto, in cui si cela una maschera, contribuiscono ad identificare un singolo “personaggio”. Ogni esperienza delle quali è, in definitiva, latrice di messaggi all’insegna dell’ironia o viceversa di realtà esaltanti i valori e gli ideali della civile società. È un insegnamento anche questo. Un far scuola. Scuola di vita, quella vera.

   Attendiamo allora la terza raccolta di Bruno Ricci, nella medesima sintonia, e sinfonia, di “storie copparesi”. Potrà così essere reso ancora più colmo quel grandissimo, inesauribile contenitore che sta nel potenziale ricordo, memoria della Storia di un popolo, di una città, di una collettività umana.  

Recensione
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