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Riccardo Roversi, autore e coeditore della pubblicazione in questione, ancora una volta, evidenziando una sua spiccata dote critico-saggistica, mette a disposizione del pubblico, ad un livello esclusivo, una chicca letteraria. È la proposta dell’ulteriore librettino dalle tendenziali dimensioni della plaquette, facente parte della collana Cinque euro, precisamente il sesto della serie. Nasce fondamentalmente per soddisfare esigenze di guida turistica. Questa volta, e stranamente – occorrerebbe dire –, l’autore si fa portavoce religioso, offrendo ai lettori appunto una documentazione eminentemente ecclesiastica, dal doppio carattere: in primis nell’aspetto iconografico e, quindi, nella consequenziale espressione architettonica asservita a luogo di culto. È intuitivo osservare, vista la denominazione della collana, che l’opera ha un prezzo in libreria di 5,00 €. Se si considera che, tra le due copertine esterne e l’interno, vi sono a corollario, a dir poco superbo, una quindicina di fotografie a colori; e se oltretutto si aggiunge che il contesto conta di una cinquantina di pagine (per cui l’idea della plaquette viene ad essere meno), il libro viene mezzo regalato.

Il santuario in epigrafe è riprodotto in un’unisona immagine storica, geografica ed in parte mitica. L’argomento era sinora stato trattato, tanto tempo fa, quasi solo a titolo autopubblicistico. Avevano attinto dalle prime dispersive fonti (da registri parrocchiali o, al limite, da vari personali memoriali di taluni sacerdoti, parroci del santuario, tra i quali il più particolareggiato e coerente sembra essere quello di don Melchiorre Giuseppe Melchiorri), in tutto due autori locali. Uno fu Paolo Rocca, con Il Santuario della Madonna del Poggetto, opera ormai irreperibile, esaurita da un trentennio, della quale Roversi cita diversi interessantissimi passi, non scevri di note folcloristiche e spesso di poesia. E l’altro fu Gerolamo Melchiorri (fratello dell’or ora citato, in inciso, sacerdote), con Sull’antica immagine di Nostra Signora del Poggetto nella villa parrocchiale di Sant’Egidio, territorio di Ferrara. Cenni storici.

Roversi, originario proprio di Sant’Egidio, e tuttora ivi residente, non poteva lasciarsi sfuggire una così fin troppo alettante occasione per non approfondirne la storiografia scrivendoci sopra.

Circa la dislocazione, R. R. scrive: “A una manciata di chilometri a sud di Ferrara, nell’aperta campagna in località Sant’Egidio, sorge su un lieve dosso naturale il piccolo Santuario della Beata Vergine del Poggetto” – p. 7, "Le origini millenarie". Nonostante la chiesa della Madonna del Poggetto sia defilata rispetto alla città, il suo culto ha comunque assunto un’importanza quanto meno nazionale. Rileva il fatto che l’icona della Madonna (un saliente particolare è nella foto di copertina; nell’interezza della raffigurazione è palesemente incoronata), sia un presunto, dubbio, Bastianino.

Sono sei le parti che costruiscono l’intelaiatura del saggio. Esse riguardano: "Le origini millenarie"; "Il secondo Ottocento e i pellegrinaggi"; "Ledificazione dell’attuale basilica"; "L’incoronazione della Taumaturga"; "Attraverso due guerre mondiali"; e "Fine del millennio".

È stato dato alle stampe un lavoro certosino che merita di essere letto, semplicemente!

Recensione
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