Servizi
Contatti

Eventi


Romanzo, opera prima, incorniciato in una Sarajevo d'inizio 1900, una sorta di «seconda Gerusalemme che ha reso possibile, pur con qualche difficoltà, la convivenza dei tre principali culti monoteistici (Cristianesimo, Islam ed Ebraismo) e di differenti etnie» – dall'introduzione.

Nella ricostruzione storica che alloga il romanzo l'autore veronese, Alessandro Vittorini, non senza una sua maestria di linguaggio, inventa una doppia trama che vede protagonista certo Goran Lukic, filosofo agnostico. Dà così vita a due rappresentazioni che, pur divergendo negli sviluppi, trovano un risvolto comune. Insieme al Lukic, c'è sempre il coinvolgimento di Ivan Vukotic, teologo cristiano ortodosso, amico del primo.

Quanto alla prima trama, che comunque ha un intreccio nella seconda, assurge a paradigma concettuale la distonia di un modo di pensare, religioso e civile. Vukotic, irritato dagli attentati quotidianamente subiti da parte delle frange islamiche, attentati portatori di morti, all'insegna della strage, decide di controbattere con la medesima moneta. Vorrebbe perpetrare una carneficina facendo esplodere un treno di giovani turchi, studenti estremisti ritenuti i responsabili degli attentati. Sarebbe la visione onirica di un angelo vendicatore che lo spinge a tanto. Si capisce al volo quanto sia assurdo solo pensare ad una tale divina ispirazione! Lukic, il protagonista, non condividendo l'azione dell'amico, anche se dapprima lo aiuta economicamente, poi ci ripensa e lo denuncia alle autorità, facendolo arrestare. Ed è qui che s'innesta la seconda trama, che porta l'interprete principale del romanzo a morire, assurdamente assassinato da un tizio diabolico. Forse l'autore vuole creare un parallelo col Faust di tradizionale memoria? Lo si potrebbe pensare. Tuttavia vi sarebbero troppi aspetti centrifughi per intenderne una seria emulazione. Fatto sta che Lukic è lautamente pagato da questo losco personaggio, inquadrato come "il finanziatore", per offrire, senza saperlo, se stesso in olocausto. Indubbiamente, se ne può ricavare un'agevole morale dalla seconda trama, posto che Lukic, proprio per soldi, era disposto a farsi complice in un omicidio. Molto eloquente emerge il detto: "Chi la fa l'aspetti!"; o alternativamente: "Non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facessero a te!".

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza