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Per la ferrarese Susanna Occhi si può dire che il presente libretto di favole costituisca il suo vero debutto editoriale. Sì, un paio d’anni fa aveva già pubblicato un’unica fiaba in un’antologia. Ma questa volta si propone al pubblico con una serie di brevi favole, undici per la precisione, tutte sue e da lei illustrate.

Il titolo medesimo esprime l’icasticità, il significato precipuo della raccolta: C’era una volta. Non ci sarebbe bisogno d’altro per far capire al lettore, nel suo primissimo approccio, guardando il libro dalla vetrina della libreria, che si tratta esattamente della tipologia narrativa in oggetto.

Di fatto, tutte le favole sono introdotte da un incipit che pressappoco indica un fattore comune. L’unica alternativa al "c’era una volta", rimbombante eco del titolo, è "tanti anni fa…" o altrimenti la similare forma, semplicemente indicativa di un maggior distacco dal presente, "tanto tempo fa…", che magari potrebbe rendere l’idea d’una più pertinente metastoria. Dico a proposito “potrebbe”, parlando al condizionale, in quanto la metafora storica, del tempo tradizionalmente addomesticato dai favolisti, in Susanna non assume una così pregnante importanza. La sorgente delle sue brevi storielle può essere invariabilmente intesa nel presente. Nel presente il più attuale possibile. Presente nel vero senso della parola. Pur costruendo le trame sull’inconsistenza reale, che appropria la fiaba di una sua funzionale finzione, l’autrice dà animazione a qualsiasi cosa altrimenti non animata; dà umana voce a nature altrimenti senza voce o con voce diversa da quella umana. Eroi-cose che non ha importanza se siano esistiti prima o se esistano adesso. E così un sasso (“Il sasso magico”), le bambole (“La bambola di pezza”, “La bambola diventata bambina”), una bellezza astrale quale luna (“La luna e la bambina”), le conchiglie della riva del mare (“Le conchiglie parlanti”), un fiore (“Il tulipano nero”), acquistano la più interessante caratteristica che l’uomo possa vantare, senza la quale sarebbe solo in parte uomo: il suono della sua esplicativa voce. Ecco che allora, com’è evidente, l’elemento storico conta ben poco nel modulo fiabesco dell’autrice. La Occhi sa esprimere la fiaba con la stessa naturalezza d’un fiore che sboccia al momento opportuno.

Recensione
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