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Maria Marsili Patrignoni propone, tra le tante sue opere edite, un romanzo senz’alcun dubbio autobiografico. Con gli occhi di Giulia, che sarebbero gli occhi della sua nipotina, della quale racconta le esperienze e gli affetti vissuti, le emozioni suscitate nel comune rapporto con lei, scrittrice e nonna, rievocandone gli accadimenti all’incirca del primo biennio di vita, la narratrice inventa un ulteriore pretesto per rivivere qualche scorcio di storia intimamente personale che spesso non coincide alle vicissitudini della nipotina Giulia. Dico “ulteriore” in quanto anche in altri romanzi emerge, magari di soppiatto, una sorta di mimetica autobiografia, come ad esempio nel precedente Il fiume scorre lento. Anche lì vi traspare la cristallina, immacolata semplicità, fanciullesca, quasi puerile immagine della nostra scrittrice. Eppoi, sempre nel presente romanzo, tra le delicate, squisite, appassionate righe confessionali, emerge un parossistico candore, che talora potrebbe apparire addirittura esagerato, ma che, ne sono convinto, corrisponde all’effettivo suo carattere. Ecco che, allora, nel contesto narrativo si defila una duplice modalità d’interpretare (dal punto di vista dell’autrice), e di leggerne poi (nella spigolatura dell’utente), quelle fulgide trasparenze che costituiscono il realistico modus vivendi dei bimbi, nella loro incondizionata purezza, e di poche altre, rare persone adulte, che d’un irreprensibile, all’incirca ideale, e talora persino contrito comportamento d’assoluta sincerità sanno farne la sola, unica ragione di vita.

È quanto mai lampante che si tratta di un’opera sui generis, dal doppio taglio, che si struttura nel diario ed insieme nel dialogo. Un diario scritto, considerando la scrittrice, per due: per sé e per Giulia, la piccola nipotina, che ancora non sa parlare e men che meno può scrivere. Anche circa il dialogo ne è evidente il doppio senso di “per sé” e nel contempo di “per Giulia”. Monologo per certi aspetti. Dialogo sì fittizio, ma, per quanto sia pilotato, è assai convincente.

In più, oltre l’orizzonte, limpido, gioioso ed affettivo, dell’apparire del rapporto nonna-nipotina, si eleva, altrettanto sincera e dettagliatamente smaliziata, ed elargita a piccole dosi che sanno farsi desiderare, una love story andata storta della nonna. Romanzo nel romanzo. Ma soprattutto vero motore d’attrazione, che lascia col fiato sospeso fino all’ultima parte, creando una suspense altrimenti impossibile da concepire in una tale singolare opera.

Le osservazioni della nipotina, tramite il filtro intelligente e meditato della nonna (io narrante), riescono, in ultima analisi, a dare tenera consapevolezza a delle azioni e situazioni, a dei comportamenti nella piccola, innocente Giulia sviluppatisi in maniera istintiva. Tanto che ciò che è un semplice atto di fatto, primitivamente stimolato da una sì fisiologica ma quanto mai meccanica necessità, assurge alla fin fine, tramite la referenzialità nel diario della Marsili Patrignoni, a poetico afflato vitale, che assorbe e farcisce i sentimenti di una nonna-tipo.

Recensione
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