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Il titolo è indicativo d’una dedica. È l’accorata dedica che Gabriella Veroni, delicata poetessa, ha voluto rivolgere al defunto marito. Pittore ritrattista e soprattutto paesaggista, anch’egli autore altrettanto delicato, dall’ovattato, pressoché perfetto tocco realistico. Ed oltre al fatto che la pubblicazione è intestata a tutt’e due, Gabriella s’è prodigata – e mi sembra che ci sia riuscita fino in fondo – per fare apparire ancora viva quella sua metà che purtroppo più non è.

Non sorprende affatto che lei, la poetessa, sentimentale com’è, e talora persino struggente, molto ben predisposta alla dedica, metta a nudo il doppio diario, suo e di lui, del suo amatissimo Giancarlo. Chiaramente si tratta d’una sorta di diario a due linguaggi indiscutibilmente artistici. Da una parte la scrittura (una trentina di poesie) ed, al suo fianco, la pittura (una quindicina tra oli, acquerelli e chine acquerellate). Proprio il fianco a fianco, a formare ancora un’esatta osmosi fisiologica ed umana, è il senso col quale Gabriella vuole ricordare l’esperienza di vita vissuta con Giancarlo.

Ma se nel binomio scrittura-pittura è strutturata l’opera, la sostanza, per quanto doubleface sia, è invece saldamente univoca, all’insegna di un’innegabile performance poetica: la poesia della parola fusa alla poesia della figura.

Già il libro è in sé una chicca. Perché tale l’ha voluto in primis Gabriella. E perché l’editore ci ha messo, poi, del suo per accontentarla al meglio. Copertina munita di sovraccopertina con bandelle; impaginazione perfetta, il tutto realizzato con coerenza e buon gusto. Non è da meno la suddivisione per argomenti, scandita da quattro ponderati titoli in second’ordine (“Apologia e sentimenti“, “Poesia e ardori“, “Ferrara e colori“, “Natura e silenzi“), stampati con caratteri dal colore di volta in volta diverso, assecondando un’allegorica idea.

Le migliori opere inserite in tale contesto, sia di Giancarlo sia della Gabriella, sono state premiate in vari concorsi, alcuni anche d’importante spessore. Per più esaustiva informazione va detto che, entrambi, nelle loro rispettive arti, hanno mietuto parecchi successi.

Per quanto possa criticamente aggiungere, dico che Giancarlo Munerati è un pittore dalla mano sicura, puntuale rispetto alla proiezione dello sguardo, preciso nella manuale definizione dei salienti contorni carpiti all’effettività. Gabriella Veroni, da parte sua, non è da meno, artefice d’una poesia sempre stuzzicante e calibrata alla tenerezza dei sentimenti, talora sintonizzati alla primaria, sorgiva bellezza della natura. Poetessa che sa esprimere la coincidente loquacità d’un cuore a misura d’umano amore e d’un’amicizia aperta al mondo a trecento-e-sessanta gradi. L’analoga forza espressiva che rappresenta il suo incorrotto, irradiante, contagioso sorriso.

Recensione
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