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La giustapposizione della «purezza angelica» e della «provocazione diabolica», secondo l'idonea indicazione dell'introduttrice, connota il potenziale poetico di Cristiano Marti. Coincidenza di quello «scontro tra angeli e demoni» (ibidem) che, nell'ensemble d'una raffinata estetica parafrastica della realtà, sa controbilanciarsi in una libertà di «edonista». Avendo coscienza che una connaturata «utopia | convive con il realizzato compromesso | […] | finquando avremo angeli e demoni in corpo» per l'appunto (cfr. pp. 15 e 36).

Le trentaquattro medio-sintetiche poesie, tutte anepigrafi, rievocano, una ad una, ciò che il medesimo giovane (ventitreenne) poeta barese considera l'élan vital. Ossia, a suo modo di vedere, un'«esigenza di creazione | che modelli la genialità dell'immobilismo» (cfr. p. 39).

In pratica nel perverso gioco-giogo dell'antitesi insita nell'esistenza (il bene ed il male) «scorre fluente | la seta filosofeggiante». Salvo che «d'un tratto | irrompe l'imperfezione | che gioca brutti scherzi» (cfr. p. 13). Ulteriormente, il quadro dell'instabilità è irrobustito dallo zampino dei singoli individui che nella società cercano di farsi del male a vicenda: «Ipocrita è il rituale della socialità. | […] viviamo | sotto il compromesso da sciacallaggio | che impone l'omertà relazionale. | Tutti con un forte silenzio dentro… | che poi parliamo sempre | per non restare soli» (p. 17).

Si diceva d'una "poetica parafrastica". Ebbene, se già, dai versi di Marti, nell'essenza della contrapposizione che si fa sintesi, secondo la base filosofica kantiana, vi si può blandamente scorgere la parafrasi in nuce dell'esistenza, altre concrete esemplificazioni possono cogliersi. Così, a pagina 23 ho azzardato (ché non m'è parso del tutto chiaro il rapporto) di recepire la parabola della recente vicenda di Lapo Elkan, che ha ravvivato una cronaca di dimensioni mondiali. Come, alquanto evidente, a pagina 24, è il riferimento alla trita, ma mai superata, questione sull'olocausto. Sono solo un paio d'esempi di un emblematico contesto.

Non manca, peraltro, quanto ne faccia una poesia assolutamente in linea coi tempi. È una sorta di declaratoria di "poesia cosmica" quella di pagina 43, «unica divina strada dei piacimenti cosmici». Ed, in considerazione dell'attuale discussione sui nuclei embrionali, che, secondo il poeta, «generano sistemi | di scarno minimalismo etico», a pagina 30 ci è addirittura indicato un nuovo indirizzo: una "poesia microcosmica" – «tu sogni una prole microcosmica | opinabile su un palmo di mano!».

Recensione
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