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Ferrara come una bella donna, misteriosa e affascinante

La pubblicazione di questo libro, ad opera di Valentina Sandri, esistenziale résumé dell’ottimale, seria, coscienziosa professionalità pubblicistica ed insieme giornalistica del padre, all’indomani della sua morte, è in pratica un meritato cadeau, messo in primo luogo a disposizione di parenti, amici e conoscenti, per mantenerne vivida la memoria. Ma appare chiaro che tale pubblicazione sia stata messa, alla fin fine, a disposizione di tutti. Soprattutto di quante altre persone abbiano rispetto dei valori della vita, della dignità dell’essere umano in generale nonché della più stretta verità ispiratrice dei fatti di cronaca o del narrato che altrimenti stimola la curiosità della lettura d’insieme. Ecco perché, tra le righe della nota introduttiva, Valentina spiega che, anche se verrebbe spontaneo pensarlo, il libro non va letto affatto come «”postumo” ma come una continuazione ideale di quell’impegno che doveva assolutamente essere portato a compimento», p. 5.

Peraltro questa raccolta, mix di pezzi giornalistici, epistolari e all’inizio anche diaristici, papà Luigi ha voluto dedicarla all’affezionatissima nipotina Petra. Oltre all’esplicito esergo, a Petra Luigi Sandri ha dedicato l’ultimo tassello dell’opera. Delle due lettere conclusive, una, datata 16 novembre 2014, è appunto intitolata A Petra, per ora, l’unica mia nipotina, nata il 27 aprile 2013. In maniera che il libro si apra e si chiuda nel nome della piccola nipote, capitalizzandone l’intero contenitore.

A complemento dei testi vi sono tre fotografie, in bianco e nero, di Giorgio Malagù.

Nella prima nota di prefazione, è Gian Paolo Borghi a descrivere a puntino il nostro meritevole giornalista. Ben incorniciando quella sua ideale ispirazione a svolgere, più che un venale, stipendiale lavoro di reportage, una pubblica missione, finanche sociologica, calibrata «alla discrezione e all’umiltà del “ricercatore dilettante” (inteso nella pura accezione del termine)» dedicandovisi con «una costanza e un impegno veramente ammirabili».

E di seguito, nella seconda nota, a p. 10, Valentino Pesci che, fra il 2000 e il 2002, fu suo direttore alla Nuova Ferrara (Sandri vi collaborò per diversi anni alla pagina culturale), ne completa l’elogio, sostenendo trattarsi di «collaboratore ideale: umile, generoso, preciso. […] Sandri vive la cultura come una sorta di servizio pubblico. L’accumula dentro di sé, la elabora e la trasmette, senza aggiungere una virgola ai fatti, senza tesi precostituite, senza deformazioni».

Della raccolta, tutta scritta di suo pugno (almeno così afferma Valentina nella sua nota esplicativa e motivazionale), le prime 36 pagine costituiscono, nella forma d’un sinottico romanzo, l’autobiografia (Amarcord e storie di famiglia). Racconti ad episodi sequenziali, che, sezione per sezione, narrano d’una vita marginale, fatalistica fin dalla nascita (uscito morto dal seno materno e poi clinicamente recuperato, veramente in extremis), fatta d’umiliazioni e di sacrifici (il padre, per nulla ignoto, non l’ebbe mai riconosciuto, per cui fu costretto a vivere presso uno zio-padre), in concomitanza del secondo conflitto mondiale. Luigi Sandri era nato, il 3 ottobre 1938, a Saletta di Copparo.

Quindi seguono un’ottantina di pagine (da 40 a 122) caratterizzanti, eponime, coincidenti al titolo del libro, con un’aggiunta specificativa a latere, per inciso: articoli su Ferrara.

A seguire ancora, alle pp. 123-154, talune testimonianze a posteriori, tramite varia cronaca di pertinenza prevalentemente improntata sulle più drammatiche, significative vicende inerenti il ventennio fascista ed il successivo conflitto bellico.

Il collage procede con una serie di biografie su grandi personaggi ed eroi ferraresi (I Ferraresi, pp. 155-200): Filippo Pisani (1788-1883); Ercole Trotti Mosti (1864-1915); Otello Putinati (1899-1952); Otello Putinati – Florestano Vancini; Luigi Mistroni (1921-1991); Mario Roffi (1912-1995); Renato Sitti (1923-1992).

Il penultimo icastico capitolo, Figure e momenti della Resistenza ferrarese, pp. 201-235, conclude, integrandone i contenuti, le precedenti frazioni narrativo-testimoniali su Ferrara ed i suoi illustri Ferraresi.

E l’ultima parte, che precede la già citata lettera alla nipotina Petra, è a lui dedicata, o meglio ai suoi due libri: Ferrara agosto 1944 e L’Arcispedale Sant’Anna tra guerra e liberazione. Letteratura che, per la profonda compenetrazione nella vita pubblica ed amministrativa della città, ha comunque l’ulteriore significato d’un omaggio, ancora, a Ferrara.

Un’opera che certamente di Luigi Sandri ne rievoca una puntuale, benvenuta memoria. Scritta di sua mano. Il fatto che la figlia ne abbia portato a compimento la volontà postuma (ma non postuma, secondo il dire della curatrice), così com’è stata proposta, tale e quale a come l’aveva scritta il padre, mi fa venire in mente una bellissima, pertinentissima metafora, con la quale mi sembra azzeccato concludere: il riattizzarsi, tra la cenere d’un caminetto che riscalda un domestico tetto, d’un fuoco la cui luminescente brace ridiventa capace d’irradiare calore.

Recensione
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