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Fuori servizio

Anche quest’ultima opera di Claudio Quinzani, che segna l’esordio cartaceo quanto a pubblicazioni (finora aveva pubblicato solo in e-book), nonostante confezioni undici pezzi narrativi, ne denota marcatamente la propensione teatrale. Non per niente Fuori servizio, pp. 32-35, titolo dell’intera raccolta nonché della penultima narrazione, è, insieme all’ultima sorta di racconto, dal respiro molto più lungo (L’ingranaggio muto, pp. 35-86), indicativo d’una peculiarità monologica, manifestata tra l’interiorità e l’esternazione, soltanto occasionale, di realtà riguardanti anche altre persone comunque intimamente legate all’autore. Ed è evidente che, nell’ambito letterario, si tratti d’un presupposto fortemente attagliato al mondo del teatro. Non che il teatro si rispecchi unicamente nella rappresentazione del monologo, ma sta di fatto che tale modus d’approcciarvi gli è congeniale.

Non ho, finora, voluto accennare a quell’elemento che darebbe l’idea – solamente ingannevole – della forma del racconto, visto che in quarta di copertina si parla apertamente di racconti. A mio avviso, pur apparendo pregevoli i contenuti, dovremmo dire che di fatto vengono serviti al lettore undici ibridi tra il teatro, la saggistica e, solo di rincalzo, la narrativa. Tutto sommato, a ben guardarci, non sono né l’uno né l’altro, ma un originale mixage, niente male, anzi spesso molto interessante, di tutti questi elementi. Ed aggiungo che, a parte la solitaria tenuta d’un personale diario aperto al pubblico (nota, questa, che ad ogni buon fine ne determina la consistenza narrativa), Claudio Quinzani ha saputo esprimere, con il libro in questione, un innovativo ‘opinionismo in forma narrativa’, del tutto fuori dal comune. E vuoi vedere che non sia esattamente questo il simbolico senso che egli, tramite il titolo, intende dare alla raccolta, mettendo appunto “fuori servizio” ogni altra forma convenzionale di fare letteratura!?

Consideriamo alcuni esempi proposti nella silloge, quali Il ricamo (metaforica immagine d’un tumore che ne fa schiava un’esistenza, condizionando la malcapitata vittima negli eventi tra la vita e la morte); Signori, sorriso (pirandelliana maschera d’una pazzia-norma di vita); Travel pussy forever (l’ultima parola offertaci dalla traduzione tedesca affiancata dall’autore, il cui significato è anche eloquentemente italiano, indica quale ne sia il perverso, anomalo presupposto: Die Künstliche Vagina, così come scritto nel testo); e Numeri, che, nel suo alterno, aleatorio significato, ancora o di vita o di morte, basato sulla casualità numerica della cabala, sembra porre il protagonista nella predisponente situazione di giocare un terno al lotto. Sono, tutte queste, tipologie d’una narrativa praticamente nuova… Fuori servizio, esattamente.

Ultima osservazione: l’autore sa rendere maggiore interesse nella forma più breve, elaborata nella veloce versione di, se non un’unica pagina, due o tre al massimo.

Recensione
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