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Gianfranco Rossi - Nove studi sulla sua opera

A più di dodici anni dalla sua scomparsa, lo scrittore ferrarese Gianfranco Rossi, cugino di Giorgio Bassani (deceduto nello stesso periodo – ambedue sepolti nel cimitero ebraico di Ferrara), grazie al concorso che, fin dall’anno successivo alla morte (2011), il Gruppo Scrittori Ferraresi gli ha dedicato (premio biennale, ormai alla 5^ edizione), viene di volta in volta rimesso in vita, riesumandone qualità letterarie, in primis narrative e cinematografiche (G. Rossi produsse alcuni cortometraggi e, per diversi anni, fu pedissequo ed eloquente critico letterario) ma anche poetiche, sempre più interessanti dal punto di vista critico. Il bando del premio prevede infatti una sezione saggistica a lui intestata. E si badi bene che è un concorso destinato alla “giovane letteratura”.

La raccolta di questi nove saggi infatti «si propone di contribuire ad una ulteriore conoscenza dell’opera di Rossi, tuttora non adeguatamente valutata». È ciò che si premura di scrivere in quarta di copertina la curatrice Gianna Vancini.

Concetto ribadito nella prefazione di Elettra Testi, come sempre concisa e concreta, che Gianfranco Rossi da vivo lo ha conosciuto molto bene.

È proprio vero che un artista ha bisogno di morire per lasciare una scia della sua fama nei posteri!

Anche per l’ultima edizione del premio, a riguardo della succitata sezione, si sono quanto meno distinti nove autori. Primo classificato Marco Sangiorgi, già vincitore alla prima edizione, secondo Carlo Alberto Scullin, terzo Claudio Gamberoni; segnalati: Carla Baroni, Carlo Costanzelli, Eleonora Rossi; finalisti: Dario Deserri, Jessica Franchini ed Alessandro Moretti.

A parte l’elevata, e premiata, qualità degli elaborati, i titoli che rappresentano le nove opere sono indicativi talora del medesimo spunto ma il più delle volte, ed anche quando sembri, dal medesimo titolo, che si sia potenzialmente difronte a delle ripetizioni, non è così. Perché di fatto ogni autore ha saputo cogliere, al di là d’una certa, ben nota critica che esprime l’essenziale leitmotiv artistico di Gianfranco Rossi (scrittore dalla chiusura essenzialmente crepuscolare – il suo grido è fatto di silenzio e le sue visioni si squagliano nelle ombre – ma dalla disperata esigenza di manifestare al lettore le umane diversità e le più emarginate manifestazioni dell’esistenza), aspetti tutte le volte minuziosamente diversificati nell’evolversi dell’analisi di pertinenza.

Le spigolature che ne hanno coinvolto le nuove proiezioni critiche sono state: Lo sguardo di Gianfranco Rossi flaneur nella sua città (M. Sangiorgi, pp. 7-13); Gianfranco Rossi. Conversazioni con il silenzio (C. A. Scullin, pp. 14-18); Gianfranco Rossi. Il poeta del silenzio (pp. 19-23); La poetica di Gianfranco Rossi (C. Baroni, pp. 25-28); La provincia, le ombre, i ricordi nella Ferrara di Gianfranco Rossi (C. Costanzelli, pp. 29-31); «La poesia crea una seconda volta l’universo»: una lettura di Amnesia di Gianfranco Rossi (E. Rossi, pp. 32-37); Amnesia e altri racconti. Piccoli pensieri di Gianfranco Rossi (D. Deserri, pp. 39-42); Amnesia di Gianfranco Rossi: amnesia di vita (J. Franchini, pp. 43-46); I piccoli e dubbiosi pensieri di Gianfranco Rossi (A. Moretti, pp. 47-49).

Recensione
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