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Lucio Scardino, storico nonché critico d’arte, grazie alla guida in disamina ha dato sfoggio ed ulteriore conferma, se ce ne fosse stato il bisogno, d’una rara conoscenza della planimetrica architettura e della storica documentazione della struttura della sua città: Ferrara. Dandoci una visione d’insieme (non certamente un parziale scorcio) con «una guida divisa per itinerari [che possa servire a] far "vivere" Ferrara accompagnando i turisti intelligenti, i visitatori curiosi alla sua scoperta, al di là della facile retorica della “città del silenzio", di una Pompei padana sopravvissuta al terremoto causato dall’abbandono degli Estensi», cfr. p. 7. «Si è suddivisa la pianta della città in otto itinerari, che non sono percorsi intricati e faticosi, ma "passeggiate" di varia durata, in cui è privilegiato l’esterno, di strade, palazzi, chiese e musei; per non appesantire le descrizioni, si è per di più deciso di inserire le schede relative ai musei cittadini in un’appendice, alla quale si rimandano i visitatori della città, che troveranno i musei semplicemente segnalati nell’ambito degli otto percorsi», p. 6.

Nella misura d’una ventina di didascalici bozzetti, che disegnano alcuni monumentali esempi della guida, in perfetta sintonia alla realtà architettonica, si percepisce il parallelo, piacevole contributo di Gianni Cestari.

Si tratta peraltro d’una quarta edizione «ampliata e corretta», p. 7. E se la precedente ultima edizione era uscita nel 1998, la prima edizione è risalente al 1985. Allora vi fu l’impronta dell’architetto Carlo Bassi, che apriva l’opera con la sua eloquente quanto esperta presentazione.

In quest’ultima edizione sono stati apportati «aggiornamenti sul patrimonio artistico e museologico», tenendo in dovuta considerazione l’inserimento, da parte dell’UNESCO, di Ferrara nel patrimonio mondiale dell’umanità, «considerando l’intera città rinascimentale alla stregua di un grande organismo artistico, un museo diffuso e vissuto nella quotidianità», ibidem.

Chiude l’excursus della guida un’immancabile cartina, affiancata, in una progressione da 1 a 30, dall’indicazione dei principali elementi storico-architettonici descritti dall’autore. La cartina è collocata su due facciate frontali, alle pagine 156-157.

L’itinerario inizia dalla stazione ferroviaria e per coerenza lì finisce. Ma sia ben chiaro che non è solamente il potenziale turista ad essere favorito nella lettura. È il cittadino ferrarese medesimo a trarne forse il più grande beneficio, potendo quanto meno rinfrescarsi la memoria o dissolvere eventuali dubbi di provenienza e/o di collocazione storica circa palazzi, piazze, chiese, conventi, castello estense compreso. Inoltre, giovevole soprattutto a quest’ultima tipologia di lettore, spesso, nel contesto illustrativo d’una determinata struttura architettonica vengono alla luce interessanti storie o leggende. Ed ancora più di rilievo è il fatto che, nell’illustrazione dei palazzi, il novero ed il puntuale, perito corollario informativo delle opere d’arte che nei secoli sono di lì passate, fungono da piacevole calamita di lettura.

Recensione
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