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Tra le ultimissime plaquette della collana poetica Delphinus-nuova serie l'ennesimo titolo qui proposto, recante il numero 30, I giardini delle tortore, di Rita Marinò Campo, rievocando L'allodola azzurra di cova di qualche anno fa, è propositivo d'una sorta di musicalità "del paradosso". Ne sia icastico esempio la poesia di pagina 16, "L'aritmia del cuore". È in special modo la sequela dei quattro versi di chiusura a metterne in evidenza il preannunciato presupposto.

Nel disumano «grido di faina» ch'irrompe nel silenzio della tenebra notturna, e che, per l'appunto, provoca un repentino sbalzo nel ritmo del cuore del potenziale uditore (che non è il lettore bensì il fittizio, o reale, non si sa, interprete cui la poetessa si rapporta), è latente – ma è tuttavia agevole carpirne il senso – un'inusitata tanto quanto elevata armonia.

È, nella sostanza estetica, il segreto d'un topos di poesia di qualità, che, raccattando un estemporaneo input dal mondo faunistico (in terra) e nel contempo elementare dell'appropriata natura astrofisica (in cielo) in un certo limite temporale (la notte), ha la fortunata abilità di coinvolgere, anzi di sollecitare, vero deus ex machina, l'emotività dell'uomo, il suo palpitante senso sull'esistenza. Si rilegga infatti: «Un grido di faina sfida ancora | i cieli e la notte trafitta di silenzi | raccoglie l'aritmia del cuore, | e trattiene il viola caldo dei respiri», in ibidem.

Ma è solamente un esempio. L'esplicazione dimostrativa della cifra poetica, collaudata, della poetessa. Uno stilema stampato in una costante performance monometrica, monostica, rinnegante la rima in ogni più lata esplicazione, che si avvale, bensì, dell'afflato musicale elaborato sulla mera e meritoria bellezza della combinazione della parola, intesa nelle varie intersezioni e nei vari suoi conclusivi effetti.

Recensione
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