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I ricordi del cuore

Teresa Minguzzi, fiorentina, un tempo insegnante d’inglese alla scuola media inferiore di Ferrara (di dov’è originaria), finora si è cimentata, nei recenti tre anni consecutivi, dal 2011 al 2013, con altrettante pubblicazioni di natura palesemente evangelica (Il Vangelo secondo la nonna, Le perle del Vangelo e Percorsi di luce).

Ora, questo nuovo lavoro, proprio partendo dal titolo, sembrerebbe esordire con tutt’altro argomento o quanto meno battendo su altra tipologia tematica, dal carattere impellentemente intimistico. E sotto quest’aspetto effettivamente non ci si sbaglia. Tuttavia, a dover certificarne la diversione, rispetto a quanto s’era cimentata nei tre libri precedenti, la lettura ci offre, anche in quest’occasione, un evidente riscontro dal respiro invariabilmente evangelico se non più apertamente biblico ancora.

È altresì chiaro che l’autrice parli della sua vita, dei suoi ricordi. Come anticipato, è il medesimo titolo ad avvallarne tale caratteristica: è ciò che potrebbe depistarne l’autentica motivazione. Ma, anche laddove non siano citati momenti prettamente interessanti la religiosità (i ministeri in generale: battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, funerali… brani salmodiali ecc.) è nella filigrana della memoria, naturalmente tramite la puntualità della descrizione narrativa, che s’intravvedono scorrere, nozioni evangeliche, autentici lampi folgoranti. La poesia-preghiera in esergo, appena sotto la dedica al marito e alle figlie, ne è il primo manifesto sintomo.

Sostanzialmente questa ventina di diaristici bozzetti, in cui passato e trapassato risultano essere stritolati dalla morsa d’una sintesi estrema, quasi apparendo, nel loro eccezionale micro-dosaggio, elementari “pensierini”, piuttosto che, come sostanza vorrebbe, raccontini comunque brevissimi, lapidari (ad es. “Un invito”, a p. 45, è servito in appena tredici righe), nel loro unitario insieme (in quanto sembra vogliano esprimere un più complessivo racconto-quadro di vita, realistiche note trasudate da effettuali accadimenti storici, avvallati da una nutrita documentazione di fotografie), lasciano trasparire una forte, quanto mai intima vocazione ad amare. Chi? In primis la Famiglia: quella di provenienza e quella, successiva, conseguente al matrimonio. Non per niente – non ritengo superfluo ribadirlo – è stata inserita quell’iniziale dedica, esattamente sopra la bellissima preghiera di Santa Teresa D’Avila che, insieme, fungono, come già detto, da icastico esergo. E poi amare è verbo che riguarda certamente anche il Prossimo, il Mondo intero.

Ritengo che Teresa Minguzzi, tramite questa amabile scrittura, pur non esprimendo un’originalità capace d’appassionare il lettore, sia una grande portatrice di valori cristiani ed, in quanto tali, umani. In ciò sta sicuramente il merito, non da poco. Merito che comunque attrae il lettore, per altra via: quella del buon esempio cristiano.      

Recensione
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