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Gianluca Di Stefano, autore relativamente giovane (classe 1972), in base a quanto si deduce dalla serie poetica in disamina, sembra orientato ad un’ispirazione diversiva rispetto alla sua temperamentale natura, che, da quello che si capisce, è ancorata ad «una malinconia congenita». Così si esprime in Altri versi, a pagina 47 (e si noti che, fatalità, quarantasette sono anche le composizioni della raccolta – che sia un sottile scherzetto dell’io? Sì, perché dubito che si tratti d’una sottigliezza dell’autore: non per reputarlo incapace ma in quanto il mio rilievo lo ritengo un risvolto per niente scontato. Il titolo inequivocabilmente ce lo rivela: "altri versi". Un cuore, dunque, in controtendenza rispetto all’«umore | alternante, livido | afflato senza direzione», del poeta.

Non per niente, tra il suo repertorio, si palesa, con un’evidenza lapalissiana, sottolineata fin dal titolo della poesia, Rantolio del silenzio, la voce dell’ossimoro che, sorta d’oracolo dell’estetica, sa rendere suono il muto malumore che perturba l’animo del poeta: «un rantolio si ode sempre più forte»: sono «le pulsazioni del silenzio» che, nella loro latenza, rimuginano il fardello di un umore instabile (p. 9). Analoga pena s’intravede a pag. 40, in Il buon vecchio e la terra, dove il «ricordo di quel vecchio | le spalle immobili | e le labbra contratte a smorfia» inducono l’introspettivo autore «a cercare di decifrare il suo silenzio». Sarà, nell’interiorità del vecchio, la stessa malinconia che smuove il Di Stefano? È la domanda che naturalmente s’intuisce nella chiusa della poesia citata.

Inevitabilmente i versi sono intrisi di questo insopprimibile senso di disagio che non permette al poeta di far coincidere la poesia con il suo stato d’animo. In Arcobaleno in bianco e nero, di pagina 12, il significato è il medesimo. Sono tre strofe di cui l’una vale l’altra quanto al senso della metafora. Prendiamone una a caso, quella centrale: «Pirateggia il mio pensiero, | nel pigia pigia astrale, immerso | in un viaggio straniero». Qui, quale valore aggiunto, si nota il concetto cosmico, che proietta la poesia nella cornice d’una dimensione perfettamente in sintonia coi tempi.

Recensione
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