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Nella silloge poetica in disamina, di trentacinque componimenti (trentasette se si vogliono considerare disgiuntamente i tre Haiku di vino, di p. 37), a differenza di quanto introdotto da Eugenio Guglielminetti, che sembra aver compreso molto poco sulla poetica praticata dall’autore, Zanetti, a mio parere esprime una chiara, netta, evidente filosofia esistenzialistica.

La più chiara e lampante delle composizioni del contesto, nel senso anzidetto, è quella di p. 45, Le tre ruote. Il tempo, la fortuna ed il destino, che della precedente ne rappresenta la manifestazione più lata, dovrebbero finalmente, se non lo si fosse capito prima, esplicare proprio la tendenza speculativa giocata sull’esistenza da parte del poeta. La «strana scelta, […] mescolanza di poesie affatto diverse», le «parole strane, non tipicamente poetiche, quali destra, sinistra, partitocrazia», non sono per niente strane. Anzi.

La "strana scelta" non è altro che un giusto, coerente insieme di tematiche affrontate in base ad una sequela di vedute nemmeno eccessivamente acute (basterebbe guardarsi un istante intorno, quotidianamente, per accorgersi di certe situazioni e/o circostanze degne d’essere prese a modello per una poesia impegnata quale quella in questione).

E le "parole strane" tanto strane poi non dovrebbero essere considerate, visto che sono solamente la minima, essenziale parte di un gergo politico d’un’attualità radicata come non mai alla pelle degli Italiani nello scorcio storico contemporaneo. Anche la politica, specialmente quando non sia ben definita nei suoi limiti concettuali ed ideologici, qual è quella proclamata dalle due ben note fazioni che al momento reggono le sorti della nostra Patria, può rientrare tra gli ingredienti finalistici della poesia contemporanea. E, anche volendo accantonare l’esasperante situazione politica ed istituzionale appartenente all’Italia, la politica intrisa nel poetico non è una novità, né di oggi né di ieri.

Già prendendo a paradigmatico esempio un componimento apparentemente (solo apparentemente) banale quale Genesi, p. 39, insieme alla sostanza che smuove l'estro dell’autore («Così | per gioco | quasi per caso, | avevo alcune cose | da dire | e le dissi | semplicemente | scrivendole», a mo’ d’un ottimale abbinamento, nella doppia reiterazione del "gioco", del "caso" nonché del volutamente rindondante avverbio "semplicemente", v’è l’ulteriore conferma della ricerca sull’esistenza di Zanetti: «Così | per gioco | quasi per caso, | sono | semplicemente nato».

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