Servizi
Contatti

Eventi


Con quest'ultimo libro, come avvenne con Il fiume scorre lento (2005), Maria Marsili Patrignoni sostanzialmente dà vita ad un romanzo della memoria. Memoria, in quanto la trama intreccia una stratificata narrativa, perseguita da un accorato racconto di una madre, Giovanna, alla figlia Laura, il quale racconto ad un certo punto racchiude a sua volta un ulteriore racconto, quello della vita d’Osvaldo da questi narrato a padre Girolamo. Ma, analogamente a Il fiume scorre lento, se ne deve dedurre pure l'implicito racconto dell’ormai andata giovinezza della stessa autrice, inclusiva della seconda guerra mondiale – è questo il periodo in cui trova spazio il romanzo.

Tra i vari protagonisti Laura e Giovanna sono certamente i due principali: da loro il romanzo ha inizio e con loro finisce. Altri interpreti con ruolo pressoché comprimario sono: Tecla (poi, nel narrato, diviene suor Lucia) e Margherita, Carlo, Osvaldo e Rossella. Ma diversi altri personaggi arricchiscono la dinamica del romanzo.

Ed è in Laura che si può intravedere, a grosse linee, la storia della scrittrice. Un'eroina sfortunata, orfana di padre, fragile, eccessivamente timida, tanto da vedere tutte le persone migliori di lei. Ha persino paura di guardarsi allo specchio. Soprattutto è ingenua. Il suo vero mondo appare quello degli animali domestici (i suoi gattini, il cane, il maialino) e della natura. Non per niente è Il giardino delle sirene (sirene, secondo le credenze dell'autrice, intese come tipologia di fiori: quelli candidi che si osservano nella foto di copertina?) l'elemento prevalente dell'opera, doppia realtà e metafora. Sì perché, oltre a richiamare l'istintiva bellezza del giardino dei Berdini, dove, rigogliose e delicate, le sirene illustrano il leitmotiv del romanzo, spesso s'innesta l'odiosa sonora immagine delle sirene della guerra, che allertano per il coprifuoco. Ed infine la metafora delle sirene si può recepire, tra le righe, nei tanti momenti onirici ed altresì di sogno ad occhi aperti dei vari interpreti, tutti, nessuno escluso. Ognuno col proprio ideale o con la propria prospettiva di vita futura, a caratterizzazione dell'intenso intimismo dei protagonisti.

L'ingenuità è, nel contesto, penetrata in una forma di misticismo. Cosicché il romanzo scivola nel vertiginoso spazio temporale circoscritto tra un Natale e l'altro, tra una Pasqua e l'altra… tra una commemorazione dei defunti ed un'altra. Ma, soprattutto, tra le memorabili vicende vissute da un convento e l'altro ed in terra di missione in Etiopia, dove, tra aspetti umanamente encomiabili (per gran parte dei personaggi, i veri eroi), emergono nel contempo altri più disdicevoli aspetti a causa d’un nutrito insieme di controeroi (gli indigeni) che in seguito però si redimono, facendo così primeggiare il bene sul male.

Per quasi tutti i protagonisti, e Laura è tra i pochi esclusi, l'autrice prevede un finalismo ultra-manzoniano, in quanto la Divina Provvidenza riserva loro un continuo punto di riferimento che ne uguaglia la speranza. Si potrebbe dire, alla fin fine, che l'eroe in assoluto sia proprio Lui, il Padreterno, veramente Onnipresente, come vuole la catechesi, che nel romanzo si manifesta sempre nella tragica figura del Crocifisso.

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza