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Per Piera Isgrò scrivere versi deve significare davvero tanto. La poesia sa regalarle un senso di pienezza emotiva, di viva commozione, "una lacrima | da conservare", che, simile alla "goccia di un lago stellato | capovolto" [e da qui s'intuisce agevolmente il riferimento del titolo della silloge], le "suggerisce segreti | divini | diluiti in respiri d'amore" (cfr. componimento n° 6 di p. 12). La sua è una cerebrale, molto sofisticata ricerca di parole che nella piega, icastica, d'un linguaggio scientificamente avanzato, coinvolgente, entusiasmante, "col taglio acuminato della voce" (n° 24, p. 30), riesce a capovolgere il senso di "ultrasoniche isoipse | di dolore" – ibidem.

Il suo modo di ispirarsi, o altrimenti, secondo una sua esplicita dichiarazione poetica, il suo "parlare col silenzio" suscita nella critica dell'Editore (cfr. quarta di copertina) una «fluidità fantasmagorica di coscienza», caratteristica del frantumarsi d'ogni immagine «dietro allo scandaglio intellettuale», nel gioco d'«una lingua intarsiata e dinamica, specchio di quella condizione psicologica che continuamente si divarica nell'intreccio del pensiero (che è l'intreccio stesso dell'esistenza)», in ibidem. L'idea è d'assistere, leggendo la poetessa, ad uno spettacolo pirotecnico della parola, la quale, nel suo fotonico sbriciolarsi, assume la colorazione di mille lumi psichedelici.

"Magnetico canto di sirene | in squarci di azzurro | intenso" (cfr. n° 11 di p. 17) connota l'autodefinizione d'una poetica in cui le emozioni, le sensazioni, i richiami esterni del corpo si traducono in una già di per sé estetica metafora, rappresentativa invece dell'interiorità asservita alla percezione dei sensi. Si faccia caso, ad esempio, al verso "stringere mani sudate" innestato a significanti quali: l'abbracciare "condivisioni di voli"; il catturare "l'alfabeto | […] nelle insenature di vocali" (cfr. n° 14 di p. 20). Nell'insieme abbozzano il mondo, del tutto originale, unico, della poesia, di quelle "dimensioni ultraterrene | varcanti le soglie" (cfr. n° 15 di p. 21) che, per la medesima autrice, appartengono al "confine oggettivato" (in ib.) della sua dimensione umana, corporea, terrestre.

In sostanza, la sua sorta di viaggio tra nebbie di respiri di p. 34, coincidente al suo itinerario poetico, è costruito giustappunto nell'affastellamento delle emozioni, stratificate nel tempo (ib.). Si tratta d'emozioni assolate, strutturate in perle di stasi o, alternativamente, se non contemporaneamente, in mosaici pacati di pace (ib.). Una poesia, in prevalenza sintetica, che sembra essere scritta per respirare sorsate d'aria di paradiso.

Recensione
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