Servizi
Contatti

Eventi


Il tempo dei canti

Questa nuova, ennesima silloge poetica di Mara Novelli, Il tempo dei canti, è bandita da un titolo che, nella sua chiara eloquenza, invita a meditare su un personale nonché intimo aspetto dell’esistenza, tale da sembrare il poetico resoconto se non d’un’intera vita comunque della vita finora vissuta.

Se ciò non bastasse, i cinque versi in esergo di Vincenzo Cardarelli (Ora passa e declina / in quest’autunno che incede / con lentezza indicibile / il miglior tempo della nostra vita / e lungamente ci dice addio) ce ne darebbero palese conferma.

Tra l’altro non è nemmeno difficile rilevare che il tempo dei canti (da notare quei “canti”, al plurale, piuttosto che il “canto”, al singolare) si presta bene ad essere letto appunto come “tempo dei conti”, con la quale traslazione semantica e similare lettura anzi ci si può facilmente confondere.  

A partire dalla prima composizione, eponima, la scaletta dei contestuali titoli indicherebbe poetici frammenti giustappunto raccolti dalle vicende dell’esistenza. Tuttavia non è detto che si tratti precisamente dell’esistenza della nostra poetessa. Spesso il poeta, come più in generale il narratore, si diverte ad inventare referenzialità e vicende che nulla hanno da spartire col reale. È vero anche che se Mara Novelli ha voluto bleffare (o giocare, se vogliamo dirlo in termini più appropriati in poesia) in tal senso, proprio per la visiva, aneddotica, e spesso dedicatoria forza che i vari bozzetti di poesia sanno indurre, c’è riuscita molto bene.

Quanto all’intrinseco contenuto, che mette in risalto l’afflato estetico della silloge, e che di conseguenza è determinante nella valutazione qualitativa della globale composizione poetica, non c’è alcun dubbio che, in un’emblematica stilistica sintesi monostrofica (una quarantina di componimenti che al massimo, e raramente, raggiungono la dozzina di versi, laddove mediamente ne misurano sette/otto), c’è solo da rendere elogio alla poetessa, come sempre. Ormai, la sua, è una poetica consacrata.

Da tale punto di vista critico mi torna opportuna la citazione finale esportabile dalla nota in quarta di copertina del compianto scrittore Giorgio Saviane, risalente al 1994: «Le poesie di Mara Novelli sono dense di echi culturali filtrati in una levità lessicale che dà il piacere di leggere poesia».

È con dette parole che mi voglio congedare, aggiungendo però che, rispetto alla precedente silloge La stanza delle rondini (Este Edition 2011), già, quella, opera notevole, in quest’ultima, a parte il connotante stilema, intravvedo un’ulteriore livello di maturità espressiva, che facilita una volta di più il livello del godimento estetico.  

Recensione
Literary 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza