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La monografia in disamina rappresenta un saggio scientemente elaborato dal professore in sociologia Learco Maietti, alla sua opera prima. Uomo colto e sorprendentemente eclettico sul piano dell’applicazione (banchiere, dirigente e fondatore in toto di almeno due istituti bancari, docente universitario, coeditore della stessa Este Edition…), di recente scomparso (nel novembre scorso), inaspettatamente, all’età di sessantanove anni. A parte il vuoto che ha lasciato tra gli intellettuali e la finanza, e non solo della sua nativa città estense (lui era nato in provincia, a Quartesana, ma ormai viveva stabilmente a Ferrara), con questo titolo ha lasciato in eredità ai lettori, e si spera, in maniera più esaustiva, alla letteratura, un saggio di spessore. L’ambientazione preminentemente ferrarese (Balbo era infatti paesano di Maietti) non ne limita tuttavia l’estensione. Il contesto esonda dalla dimensione topografica penetrando la storiografia ben oltre la Penisola. Coinvolgendo persino, nella cornice della strana, paradossale, misteriosa morte di Italo Balbo, il suo governatorato libico. Fu lì, sul cielo di Tobruk, che venne abbattuto, a soli quarantaquattro anni (1896-1940), dal fuoco della stessa mitragliatrice italiana.

La capacità di sintesi espositiva dell’Autore, davvero notevole, denota altresì, oltre l’accurata, mirata, dettagliata ricerca storica, una lungimirante ed accomodante acutezza.

In aggiunta ai quattro capitoli che suddividono il lavoro saggistico, a fine libro Maietti ha voluto inserire, dando a sua volta sfoggio narrativo, un Dialogo immaginario con Italo Balbo, nell’aldilà, da defunto a defunto. Anticipando, per quanto inconsciamente, la sua effettiva, imminente dipartita; quasi preavvertendone il fiato sul collo.

Il senso precipuo del libro sta nell’avere inquadrato l’identità ambigua, tanto quanto ampia di Balbo. Quadrumviro della marcia su Roma, comandante della milizia volontaria per la sicurezza nazionale, maresciallo dell’aria (allora il grado di maresciallo equivaleva a quello di generale), trasvolatore degli oceani, nonché ministro dell’aeronautica, sottosegretario di Stato, comandante delle forze armate dell’Africa settentrionale, infine governatore di Libia. Gerarca, federale e ras. E, d’altra parte, caratterialmente, nel contempo introverso ed estroverso: benefattore, “eroe romantico”, “di animo gentile”, ed insieme “spietato squadrista”, picchiatore (forse addirittura efferato assassino – dei processi penali intentati contro di lui, nonostante la definitiva assoluzione, non v’è mai stata chiarezza: il delitto don Minzoni fa tuttora cronaca, cfr. Avvenire 23.11.2005, p. 12), “guascone con baffi e pizzetto”. “Tracciare un profilo credibile e quanto più possibile veritiero su Balbo è un’impresa piuttosto difficile, soprattutto a causa del fatto che, dopo la sua morte, i suoi biografi (di regime) hanno in sostanza tessuto su di lui solo delle propagandistiche apologie” – p. 90.

Il futurismo, generalmente identificativo di una familiare connivenza col fascismo, o se non altro di un suo opportunistico camuffamento – sostiene Learco Maietti, pp. 84-87 –, ha avuto, al di là delle tantissime affinità, esplicazioni assai diverse dall’ideologia nazifascista. Individuandone, in primis, un respiro internazionale, assolutamente alieno all’autarchia di regime attuata dal duce.

Recensione
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