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La variante di Nina Menegazzi Barcati è una silloge di poesie giocata sul filo degli ossimori potenziali del destino, "linee | concentriche intrinseche" che "interferiscono | nella retta continua", finché in "un colpo, | una variante | [...] | sbilancia, | toglie respiro | all'assoluto" – poesia omonima, p. 24. L'antitesi incontrastabile del percorso umano, che improvvisamente s'insinua nelle aspettative dell'uomo, è resa in una ridondanza di echi, sussurri, poetici tocchi, autentiche pennellate d'estetica diversione. Il libro vibra di passaggi dal positivo al negativo, vibra d'infiltrazioni di buio nella luce che pervade l'armonia mentale dell'autrice. Culmine, ossimoro per eccellenza, ne sia Il canto del cipresso, pag. 45, indice dell'estremo screzio, ultimo sgarbo inesorabile, della morte, che depista l'esistenza in via definitiva. È, questo, un inno comunque alla vita. Un inno all'azzurrità vergine ed inviolabile della pace divina. Un peana, più che di vittoria, di liberazione. L'essere umano da "lassù non ode | il rumore dell'odio, | non vede la violenza".

La massima espressione lirica la poetessa la spreme nelle inflessioni della natura, nelle bellezze, già per se stesse poesia, che danno eloquente veste alla metafora dell'esistenza (cfr. Nel verde in collina, p. 14).

"Per trovare | un segno | oltre, | al di là, | nel profondo" (in Ogni giorno, p. 16), le sue parole, nella mielata, melodica fusione con la natura, "hanno la delicatezza | della brina" – p. 34.

A cosa penso? (pp. 42-43) si chiede l'autrice. Naturalmente le sue osservazioni non possono che far riferimento al sociale, al marcio che quotidianamente deflagra davanti agli occhi di un'umanità agra e pur conscia delle sue debolezze.

"Ai giovani"; "agli immigrati"; "ai poveri del mondo"; "alle donne ammutolite | da condanne | senza appello"; agli israeliani, ai palestinesi"; "al terrorismo"; "all'inquietudine | e all'angoscia"; "alle ingiustizie sociali". E la quadratura si chiude, sciupando ad arte l'armoniosa beatitudine del mondo della natura, in un'omogeneizzazione di forte impatto poetico.

Recensione
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