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Se Andy Lelian, l’autore della silloge in disamina, corrisponde attendibilmente alla fotografia in quarta di copertina, a completa sostituzione di un suo curriculum, si dovrebbe supporre che la presente opera sia di un giovanissimo debuttante della letteratura, nella versione poetica. Tale preambolo non è affatto insignificante, ha una sua specifica valenza nella lettura delle venti poesie che completano il libretto – numero che magari potrebbero essere coincidente all’età del poeta medesimo. Emerge una grande padronanza nella gestione della parola. Caratteristica non dell’asettico esordiente bensì di un maturo scrittore. Ciò era doveroso porlo in evidenza, prima d’ogni altra considerazione.

Ad «esprimere la fugace bellezza di un arcobaleno […] che si manifesta solo dopo la terribile tempesta delle lacrime di una fenice», così come ne metaforizza l’espressione estetica l’artista e introduttore Francesco Gullà, sono le stigmate d’una scrittura estremamente lapidaria. Direi meglio: convulsiva, tanto da dare l’impressione d’una compitazione fraseologica, in forza d’una sintesi che eleva un’autentica brachilogia dell’estemporaneità. Immediato il ricordo dei quattro versi – un distico e due singoli – di pagina 27 che fanno da chiusa ad un componimento acefalo ("Pace irrequieta. | Poco più di un istante. || Poi un passo. || Un pianto.") e dell’integrale poesia Visione, di pag. 29 ("Pace in tempesta. || Il ruggito dell’onda. | Che s’avvicina. | Lei | sullo scoglio. | Sicura. || L’orizzonte immutato. | Si dissolve la spuma. || Un canto. | Un fulmine. | Un gabbiano che vola.").

Le tre Lacrime di una fenice, tanti sono i traslati eponimi nella silloge (pp. 19-20, 23-24 e 36-37), realizzano l’incipiente teatralità di pagina 12 ("Aprite il sipario! | Che abbiano inizio | le danze!") all’insegna d’una palingenesi ("La morte | regalerà giustizia!", ibidem). Non per niente la fenice è morte e resurrezione insieme. Non per niente tre sono le poesie così intitolate: putacaso, tre furono i giorni che adempirono la resurrezione di Cristo.

Recensione
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