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Ezio Zanetti, con quest’ultima silloge poetica, come già cinque anni fa, quando uscì con la raccolta Il cielo degli uomini, tiene banco pro-esistenza. Ancora componimenti che, elevando una poeticità di prevalenza narrativa, e spesso (specialmente nella presente) addirittura dialogica, attirano l’attenzione del lettore per la loro, diciamo così, “virilità”. Trattasi di poesie che, pur declinando buona base concettuale, anche con aperture teoretiche di spessore, vanno a mettere il dito sulla piaga dei mali caratterizzanti la società. È la società di oggi che non funziona. Ma, a ben pensarci, è la società di sempre. Cambiando le situazioni politiche ed istituzionali, variando le opportunità circa il mondo del lavoro, del professionismo come quello dell’industria e del commercio (qui la speculazione non è, proprio in questo squarcio epocale, un male minore!), sostituendo le persone ai diversi livelli d’azione, siano essi dirigenti o titolari, il marcio rimane.

Chiaramente la poetica constatazione del disordine sociale è sì primariamente toccata dalle ironiche frecciate del poeta, però l’ironia, più o meno evidente in quasi tutte le composizioni, la fa da padrona. È lei a condurre il bandolo della matassa.

L’angolo nascosto, nel suo ludico ed emblematico imporsi alla visibilità d’un utente, ancor prima che questi voglia essere o meno lettore (basta solo che prenda il libretto in mano, senza aver voglia d’approfondirne la lettura, e comunque ne verifichi il titolo), dà immediatamente misura di propensione alla positività. Dopodiché il lettore (ed a tal punto l’utente ne è veramente lettore), a pag. 17, dall’omologa poesia potrà togliersi ogni eventuale dubbio sulla sua positività. Eccone l’esito: una ricerca di miglioramento; un mendicare, quasi, ogni possibile rimedio da attuare per rimettere in sesto una società che non è mai stata troppo in salute.

E, ferma restando la libertà di scrittura, nient’affatto succube né della rima né della metrica, la ricerca pressappoco finalistica di Zanetti (circa la società) si ripercuote in maniera altrettanto palese sul verso. Peraltro, nel continuo tentativo formale di dare una definitiva connotazione estetica alla struttura. Da cui si direbbe che la tendenza sia fortemente incentrata sulle spigolature geometriche.

Recensione
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