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Non conoscendo l'autore della silloge poetica in disamina mi sorge il dubbio che il nome del medesimo, Pier Francesco Paolini, sia stato adottato per un comprensibile uso artistico. Potrebbe non essere un semplicistico caso il fatto che, sentendo o leggendo di prim'acchito il nome, venga in mente quello di Pier Paolo Pasolini. A parte Francesco, Pier e Paolini implicano un'emulazione pressoché assoluta. Ci sarebbe, poi, da considerare il timbro stilistico di Paolini, talmente, troppo, espressivo d'una poesia spudoratamente e spregiudicatamente sessuale, simile a quella pasoliniana, a farne pensare un ulteriore motivo di conferma. Del resto, quel fumettistico (quanto al nome) Alipio Baccalaj che introduce "Poesie per interposto personaggio", pp. 62 e 63, e che vorrebbe denigrare, o, se si preferisce, smentire o smontare il poeta Paolini, non sarebbe, a mio avviso nemmeno l'invenzione d'un nome al posto d'un altro, bensì l'estesa invenzione di un critico. La realtà è che il medesimo Paolini s'è divertito a vestire i panni d'un ipotetico suo contestatore. E, devo dire, la critica è alquanto corrispondente alla verità. Ossia, mette a nudo una potenziale verità, diversiva. I:altra faccia della medaglia, a seconda dell'occhio col quale si voglia inquadrare il modus poetandi di Paolini.

L'ottantenne Poeta (ché tale ne è l'età), proprio in forza della sua se non altro esistenziale esperienza, è bravo a bluffare. L'originalità della poesia che esprime, che tra l'altro affianca un bagaglio tecnico all'incirca esaustivo, è superlativa. Ma soprattutto è d'una disincantata ironia stratosferica.

Le altre esercitazioni di poesia leggiera, così come riporta il libro nell'immediato sottotitolo di copertina, sono una risma di exempla di rare, inusitate performance di prim'ordine... leggierezza a parte. Che comunque anche la leggierezza, nei suoi giusti contesti, lo porta a fare buona se non ottima poesia.

L'unica nota che, secondo il mio "beghino" modo di veder le cose, parrebbe leggermente (visto che c'è in ballo punto la leggerezza) scentrata è l'uso di termini "pesantemente sessuali", tali da risultare osceni. (Si badi che non voglio dire che si tratti d'un uso "fuori luogo" perché mi rendo conto che, sia pur in minoranza ma una certa parte di poeti e di corrispettivi critici, la sa, o l'ha saputa apprezzare tale tipologia di poesia. lo stesso, infatti, mi sono anticipatamente proclamato "beghino").

Recensione
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