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Federica Merlini, veronese ventottenne di Isola Rizza, con quest’opera prima poetica, ha messo le ali alle sue libellule rosa, sorte dalla moltitudine di spettri | danzanti che danno identità ad una poesia che sa manifestare, e dare eco, alle voci | che senti dentro, coincidenti a quelle | che sentivi anche fuori. Il libro è corredato da un allestimento iconografico e nel contempo icastico costellato, qua e là sulle pagine, d’altrettante libellule.

E se danzanti sono le libellule-parole, ballerina si sente pure la giovine poetessa, sulla piattaforma dei versi che, da spettri san farsi libellule, assumendo la dovuta metamorfosi che solo la poesia è capace di compiere (Questa sera | al chiaro di luna, | ho ballato; ed, ancora, Ho ballato con lui | oltre il fiume, | la mia pelle riluceva | sotto il chiarore, | argentea e opaca come sale, cfr. pp. 23 e 25). Da quest’ultima cinquina non è difficile capire che parte degli spettri che divengono libellule sono i felici, esaltanti momenti dell’amore che raggiunge le vette della pienezza del sentimento.

La settantina di composizioni che assemblano la silloge non sono rintracciabili con un indice. E ciò rispecchia la peculiarità che le poesie di Federica non sono precedute, sulla pagina, da nessun titolo; mai!

Una curiosità, abbastanza frequente ma non tale da caratterizzarne la norma, è la sintetica, lancinante struttura della quartina. Una quartina spesso solitaria, che costituisce componimento a sé. Altra fisionomia che dà tipicità e, unitamente al precedente schema, ne forma uno stilema inconfondibile, è la rima alternata, quasi sempre nell’isolata esplosione di una perfetta ed unica costruzione.

Sia dell’un motivo che dell’altro, quartina e rima alternata, v’è comunque l’eccezione. Talora la quartina, e/o, raramente, le quartine, sono abbinate ad altre soluzioni (ad esempio alle pp. 68, 71 e 72). Pagina 65, in particolare, palesa una bizzarra curiosità, nel senso che, a parte le rime parziali e baciate, dà l’idea d’un sonetto incompleto, di tre anziché quattro strofe, rispettivamente strutturate, quanto ai versi, in 4, 4, 3. Mancherebbe una terzina.

Tutto sommato si tratta di una poesia degna d’essere letta, dove il tocco estetico non è mai assente. Anzi, nonostante la sintesi, e magari proprio grazie ad essa, è il peso del sentimento espresso nei versi a penetrare ed assorbire la mente dell’utente.

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